Serie A, finalmente ci siamo: Juve, attenta agli ex. Tornano le stelle e il bel gioco

Antonio Conte, Inter 2019-2020 - Foto Sportface

C’è vita laggiù? Con la speranza che il campionato possa stupirci, la Serie A 2019/20 si apre con la domanda meno originale negli ultimi anni: chi è l’anti Juve? La Serie A dei record e delle prime volte è pronta ad entrare in scena e a togliere la luce dei riflettori al calcio degli affari e delle trattative. Ma bisognerà aspettare ancora qualche giorno prima di dedicarsi completamente al campo, almeno fino a quel fatidico 2 settembre che sancirà la chiusura di ogni possibile trasferimento. E se in Premier il ritardo posticipato delle altre sessioni di mercato ha fatto storcere il naso a più di un allenatore (Pochettino in primis), i tecnici italiani aspettano gli ultimi colpi. La prima volta è quella dell’Atalanta coinvolta in una Serie A che aspetta la sua conferma ed è pronta allo storico debutto in Champions League. Ma è una nuova prima volta anche per Mario Balotelli, al ritorno in Italia nella sua Brescia, senza aver mai prima giocato nella squadra della città di provenienza. E poi c’è la Serie A dei record: Juventus e Roma hanno portato in Italia rispettivamente il difensore e il portiere più pagati nella storia della Serie A, de Ligt e Pau Lopez.

Tra scommesse, parametri zero e investimenti importanti, la Serie A si riscopre nel segno dell’esperienza. Non un ‘Cimitero degli elefanti’ come venivano chiamate quelle squadre che puntavano su profili ormai in là con gli anni ma in ogni caso un campionato che non ha vergogna nel vedere aumentata l’età media. Ribery è la stella che arriva troppo tardi in Serie A. Con le dovute proporzioni il discorso è uguale per Schone, in gol all’esordio in Coppa Italia. Chiedevano rinforzi d’esperienza Conte e Gasperini per quel 3-5-2 tanto simile quanto diverso nell’interpretazione per Inter e Atalanta: Godin e forse Sanchez per il primo, Skrtel per il secondo. Ma se Malpensa è stata spesso e volentieri riempita è stato merito di Romelu Lukaku e Nicolò Barella, i due colpi più cari dell’estate interista al punto da considerare come esuberi quelli che erano considerati le punte di diamante del reparto offensivo: Nainggolan e Icardi. Per il belga la soluzione più naturale è stata quella di Cagliari per completare un reparto già forte con Nandez e Rog. Per Mauro Icardi il rompicapo continua a farsi più complicato con lo spettro della permanenza indigesta (più per la società che per lui) sempre più concreto. Lo accoglierebbe volentieri la Juventus che ha puntato sulla linea verde: se Cristiano Ronaldo è stato il colpo del secolo, de Ligt è quello del futuro e del presente così come Demiral, portato a Torino sull’asse Sassuolo-Juve dopo l’esplosione in neroverde mentre i colpi Ramsey e Rabiot confermano la particolare comodità bianconera quando si parla di colpi a zero. La Juventus si rinforza e si rinforzano anche le pretendenti. Il Napoli di Carlo Ancelotti più che aver colmato il gap con la Juventus (e ancora non lo ha fatto), sembra esserci riuscita con l’idea del top club. Con almeno due top player per reparto, la formazione partenopea è ormai pronta per sedersi al tavolo delle big europee e a imporsi, chissà, anche in Champions League. La Juventus dovrà guardarsi dagli ex ambiziosi di rivalsa: Conte e Ancelotti, storie diverse in bianconero, ma con un unico comune denominatore: battere la Signora. E poi c’è la Lazio. Tare e Lotito non hanno cercato il colpo ad effetto ma hanno puntellato la rosa con investimenti mirati e intelligenti: Vavro può essere la sorpresa (qualche difetto in marcatura ma ci sono potenzialità da top), Lazzari è la sicurezza, Jony una possibile sorpresa.

Lontana dalle confuse strategie degli ultimi anni, chi ha riportato logica e lungimiranza al centro delle proprie strategie è il Milan. L’asse Gazidis-Massara-Maldini-Boban più che puntare sul nome ad effetto per soddisfare la piazza, ha seguito i profili di spessore per soddisfare Giampaolo. Con l’età media di 22 anni, i giocatori in entrata permettono di essere competitivi nel presente e nel futuro. Bennacer è il colpo più sottovalutato dell’estate e triplicherà il suo valore nel giro di pochi anni, Krunic e Duarte sono due valide alternative mentre Leao ed Hernandez sono pronti per partire titolari in Serie A. Chi ha pagato due anni di gestione sportiva disastrosa è la Roma costretta a fare i conti sin da questa estate col mancato ingresso in Champions League. Con Paulo Fonseca sulla panchina, la Roma ha ben figurato nelle prime uscite stagionali ma la rosa sembra indebolita, come da aspettative. Impossibile addossare la colpa a Petrachi, erede di una situazione drammatica in termini di esuberi costosi e difficilmente piazzabili a titolo definitivo. L’unico salto di qualità si è compiuto tra i pali dove Pau Lopez è chiamato a fare meglio di Olsen ma nel resto del campo il tecnico portoghese non può sorridere. Mancini migliora il parco delle alternative ma non è al livello del partente Manolas mentre il capocannoniere della scorsa stagione El Shaarawy non è stato sostituito. La Roma si affida alle esplosioni dei suoi talenti, Kluivert, Zaniolo e Under col gioco fluido ed entusiasmante di Fonseca, a conferma del trend del nostro campionato. Basterà? Da domenica le prime indicazioni. Mentre la Serie A aspetta una lotta per il titolo più serrata, quella per la salvezza non dovrebbe risparmiarsi in termini di emozioni e gol. Inglese, Caputo, Pavoletti e Petagna hanno tutto per confermare la doppia cifra della scorsa stagione. E a loro si aggiunge la qualità dei nuovi acquisti: Schone rappresenta la qualità a centrocampo che qualsiasi attaccante vorrebbe. Esattamente come Tonali pronto a servire Mario Balotelli. E c’è chi ha accostato la coppia all’asse Pirlo-Baggio. Esagerato forse il paragone ma non per sognare. E infine un consiglio al Lecce, fossilizzato alla ricerca del grande nome per l’attacco: Chevantón e Vucinic arrivarono rispettivamente da Danubio e Niksic non dagli Emirati Arabi.

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Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio