Serie A 2019/2020, in archivio l’ottava giornata: Juve ed Inter in vetta al campionato delle “piccole”

Radja Nainggolan Radja Nainggolan - Foto Antonio Fraioli

Non ci sono più le piccole di una volta. No, chi scrive non ha nessuna intenzione di ricordare con aria nostalgica l’età dell’oro del nostro campionato; piuttosto, ha voglia di rilevare la tendenza ormai acquisita da tutte le squadre di Serie A a giocare un calcio propositivo, a cercare di arrivare al risultato attraverso un’idea coraggiosa, a non barricarsi nella propria area sperando nella giornata no degli attaccanti avversari. Un paradosso, forse, iniziare a parlare così di un’ottava giornata che verrà ricordata come l’ultima di Andreazzoli – uno dei pionieri di questa tendenza – sulla panchina del Genoa. Ma non c’è altro modo di giustificare l’ennesimo weekend ricco di gol (31, con due partite a reti bianche) in questa stagione, perché banalmente quasi tutte le squadre rischiano di più e quindi offrono uno spettacolo che per noi spettatori è più divertente. Se si dovesse continuare su questa linea, a guadagnarne sarà tutto il movimento calcistico nostrano.

Due “piccole” che giocano sicuramente con coraggio sono Bologna e Sassuolo, in questo weekend chiamate a provare a fermare le due squadre più in alto in classifica, rispettivamente Juventus ed Inter. Sia i bianconeri sia i nerazzurri hanno vinto, ma in entrambi i casi soffrendo fino all’ultimo secondo: in particolare la Vecchia Signora è stata graziata da una traversa (e salvata dal suo eterno numero 1) nel recupero. Al rientro dalle nazionali non è mai facile per le big, le squadre più falcidiate dalla sosta: aver ottenuto una vittoria è un segnale importante per i ragazzi di Sarri – che però continuano a sembrare fragili quando non riescono a gestire il pallone – ma soprattutto lo è per Conte, che ha avuto delle risposte non banali soprattutto nei primi due terzi di gara. Dopo due sconfitte consecutive, l’Inter ha dato prova di avere la mentalità giusta per non farsi trasportare da una negatività dilagante, ottenendo così forse i tre punti più importanti del campionato, almeno nell’ottica della competizione per il titolo.

Alla finestra resta il Napoli, che ha ritrovato Milik nel fondamentale successo contro l’Hellas Verona. Il 2-0 finale non racconta di tutti i grattacapi procurati ad Ancelotti dalla fazione veneta, una di quelle “piccole, ma coraggiose” di cui sopra. Più che la prestazione gli azzurri però erano obbligati a fare tre punti e averlo fatto trovando anche i gol del proprio centravanti è il meglio che si potesse ottenere in questo weekend: allontanarsi ulteriormente dalla vetta della classifica sarebbe un colpo psicologico non indifferente per i partenopei. Alle spalle del Napoli si trova il sorprendente Cagliari, che di “piccola” ha invece molto poco e si sta confermando sui livelli alti cui era atteso sin da inizio anno. Il buon lavoro di Maran, abbinato ad una qualità degli interpreti piuttosto alta (con rimando al clamoroso gol realizzato da Nainggolan), rendono i sardi un’opposizione comunque ardua per qualunque avversario oltre che una candidata molto seria in una corsa all’Europa dove un po’ tutti stentano.

Stenta parecchio, ad esempio, il Milan. Il passaggio da Giampaolo a Pioli è valso solo un ottimo primo tempo, ma alla fine il Lecce è riuscito con merito a uscire da San Siro con un punto che sa come di vittoria. La condizione attuale della classifica permette ai rossoneri di accontentarsi dei riscontri positivi sul piano della prestazione, ma a questo punto un dubbio sorge spontaneo: aldilà dell’aspetto tecnico-tattico, se il Diavolo non riesce a limitare i danni e le difficoltà contro le – si fa per dire – piccole, come potrà farlo ora che il calendario diventerà più difficile? Già settimana prossima ad esempio i milanesi giocheranno in casa della Roma, che anche lei però non è in un gran momento. Lo scialbo 0-0 ottenuto contro una Sampdoria già “di Ranieri” è stata la partita in cui i giallorossi hanno toccato quota sette infortunati, che sommati alla squalifica di Kluivert significano otto indisponibili per una gara delicata come quella contro il Milan. La palla passa a Fonseca, chiamato all’arduo compito di trovare la soluzione giusta in un momento così sfortunato, cercando di guardare con serenità al fatto che almeno la fase difensiva sembra funzionare meglio rispetto a un avvio di campionato sconcertante.

Sull’altra sponda del Tevere, con un punto in meno rispetto ai cugini, c’è una Lazio che ha sorprendentemente reagito dopo essersi trovata sotto 0-3 contro l’Atalanta. Per una volta i biancocelesti non sono stati puniti dagli episodi in un big match e anzi li hanno saputi sfruttare per ottenere un pareggio figlio di una reazione psicologica inedita da parte dei ragazzi di Inzaghi. Invece per la Dea il discorso è sempre lo stesso: alti, altissimi e bassi, bassissimi di una squadra bella da vedere ma che troppo spesso spegne la luce. Guai a pensare che si possa continuare su questo trend contro il Manchester City, che sarà un test interessante. Test interessante per una squadra che, pure lei, fino a qualche tempo fa veniva considerata una “piccola” e invece ragiona come una big.