Juventus, Allegri: “Milan, Inter e Napoli non ci erano superiori”

Massimiliano Allegri Massimiliano Allegri - Foto LiveMedia/Valentina Giannettoni

“Milan, Inter e Napoli ci sono arrivate davanti in classifica, ma non ci erano superiori”. Ne è convinto il tecnico della Juventus, Massimiliano Allegri che traccia un bilancio della stagione appena conclusa in un’intervista a Dazn. “Se non abbiamo mai vinto negli scontri diretti – la spiegazione dell’allenatore dopo il deludente quarto posto dei bianconeri – qualcosa ci è mancato sotto l’aspetto caratteriale o della gestione”.

Massimiliano Allegri prova ad individuare i leader del futuro nella sua Juventus dopo l’addio di Chiellini: “Penso che ce ne possano essere due, sono Locatelli e De Ligt. Il centrocampista è stato un ottimo acquisto, potrà essere il capitano, ha le caratteristiche tecniche e morali per stare tanti anni alla Juve”. E su Vlahovic: “Anche lui sa essere leader, inoltre ha voglia di vincere e ha un carattere leale”.

Sui campioni della sua carriera: “L’unico che mi è mancato allenare è Messi. Ho allenato anche Ronaldo. Tutti gli altri li ho allenati da Ibrahimovic, Ronaldinho, Robinho, Cassano, Sedorf, Pirlo, Buffon. Gigi (Buffon) un fuoriclasse assoluto. A parte quando si metteva in porta e non si buttava… (ride insieme ad Andrea Barzagli)”. E sulla leadership “o ce l’hai o difficilmente ti viene a una certa età. In questa squadra, in questo gruppo, Giorgio (ndr Chiellini) è stato importante, come anche te (nrd Andrea Barzagli), com’è stato importante anche Gigi, parlo degli italiani, Claudio Marchisio lo stesso”.

Una sfida da rigiocare, anzi due, o meglio “Due finali Champions”. E spiega: “In quella partita (ndr Cardiff) non ci siamo arrivati in ascesa, ma un po’ in discesa. Perchè avevamo fatto tutto in quattro mesi, eravamo arrivati da favoriti, non considerando che il Real Madrid arrivava in ascesa, e nel secondo tempo quando hanno capito che noi arrivavamo “morti”, con l’infortunio di Pjanic per esempio. Noi abbiamo pagato, loro erano forti, veramente forti. E come dice sempre il buon Messina, allenatore di basket, ‘le grandi sfide, si vincono con le grandi difese’. Quando giochi una finale, dove le squadre hanno entrambe le qualità, chi difende meglio vince”.

Su Dybala:Credo che lui debba tornare a essere se stesso, c’è stato un momento in cui si è fatto trascinare dal fatto che era il nuovo Messi. Credo che ognuno debba essere se stesso, un giocatore non può copiare o emulare o pensare di essere come un altro. Io credo che lui abbia ancora tanto da dare, perchè ha delle qualità tecniche straordinarie, gioca a pallone in modo divino. Deve però tornare a concentrarsi sulle sue qualità tecniche e fisiche”.

About the Author /

Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio