Buona la prima: Tammy Abraham guida le fila degli esordi scintillanti nella nostra Serie A

Stadio Olimpico Roma - Foto Andrew CC BY-SA 3.0

Ad una settimana dalla chiusura del mercato, il colpo dell’estate italiana, Tammy Abraham non ha deluso le aspettative nel giorno del suo esordio. Lanciato a sorpresa da Mourinho nell’undici titolare, il centravanti inglese ha illuminato la scena dell’Olimpico anche senza andare a segno. Due assist, una traversa, un’espulsione procurata e tanta qualità coniugata ad un movimento costante capace di rompere a ripetizione la linea alta voluta da Italiano per la sua Fiorentina. Un giocatore capace di travestirsi per l’occasione anche da assistman, non la specialità della casa visto i 12 serviti in 82 partite con il Chelsea, mai più di uno a partita.

Tutt’altra storia rispetto a Seydou Doumbia, arrivato a Roma come colpo del mercato invernale e naufragato a suon di prestazioni insufficienti, tra cui la prima, in casa contro il Parma bocciata dalla stampa con un pieno di 4 in pagella.

Tornado a prime di assoluto livello, per Mourinho sarà stato fin troppo facile ripensare a Wesley Snejder, lanciato in un derby della Madonnina vinto 4-0 dall’Inter e diventato perno indispensabile nell’anno del Triplete. Sempre sponda nerazzurra, nell’agosto 1997, tutti aspettavano l’ingresso nella “Scala del Calcio” del “Fenomeno” Ronaldo contro il Brescia, ma con la squadra di Simoni sotto per 1-0 fu lo sconosciuto Recoba ad uscire dalla panchina e decidere il match con due sensazionali reti dalla distanza.

Restano impressi due esordi brasiliani anche nella Milano rossonera. Il primo, quello di Ricardo Oliveira, chiamato a sostituire il partente Sheva, e presentatosi davanti ai suoi tifosi con un esordio tutto lustrini e paillettes contro la Lazio, prima di naufragare nella mediocrità. Mediocrità sconosciuta nel giorno di Alexandre Pato, lanciato da Leonardo in un tridente tutto brasiliano con Ronaldinho e Kakà contro il Napoli e capace di siglare la rete del definitivo 5-2 in un match scintillante da parte di tutto il terzetto verdeoro.

Tornando a casa Italia, indimenticabili le prestazioni di due portieri, premiati con gli 8 in pagella e scesi in campo contro la squadra campione d’Italia in carica. Gigi Buffon, lanciato a sorpresa da Scala contro il Milan di Capello fu assolutamente stupefacente, personalità da giocatore navigato a dispetto dei suoi 17 anni. Un anno in più sulla carta d’identità per Stefano Turati, portiere del Sassuolo, lanciato da De Zerbi a causa degli infortuni occorsi a Consigli e Pegolo. Prestazione monstre che fermò la Juventus sul 2-2 e complimenti del suo dirimpettaio di giornata, proprio quel Buffon, idolo d’infanzia del numero 1 milanese, speranzoso di emulare una carriera fantascientifica, ancora lontana dai titoli di coda.