Dopo oltre 21 anni e 208 presenze, la Pulce saluta l’Albiceleste trascinandola al 3-0 sul Benin. Una carriera chiusa con 126 gol, due Coppe America, il Mondiale e la Finalissima: «Uno dei giorni più tristi della mia carriera».
Un ultimo tango, naturalmente con il pallone tra i piedi. Nella cornice del Monumental di Buenos Aires, Lionel Messi ha detto addio alla Nazionale argentina dopo oltre 21 anni. Dall’esordio del 17 agosto 2005 contro l’Ungheria all’amichevole contro il Benin, la storia della Pulce con l’Albiceleste si è chiusa come tante volte era stata scritta: con Messi protagonista.
L’Argentina ha vinto 3-0 e il suo numero 10 ha lasciato la firma su tutte e tre le reti, servendo due assist e trasformando il calcio di rigore del definitivo tris. Una serata costruita intorno al suo addio, tra emozione e tributi, con il match interrotto per qualche istante al 10° minuto per consentire al Monumental di tributargli una standing ovation.
Messi saluta l’Argentina con un gol e due assist
Il primo tempo sembrava quasi voler rimandare il momento della festa. Messi ha avuto due occasioni per trovare la rete senza riuscire a concretizzarle, prima di diventare decisivo nella ripresa.
Il capitano argentino ha prima servito l’assist per il gol di Nicolás Otamendi, anche lui alla sua ultima presenza con la Nazionale, e poi quello per Nico Paz. Due passaggi decisivi che hanno portato a 426 il suo bottino complessivo di assist in carriera secondo il conteggio statistico utilizzato.
Poi è arrivato anche il gol. Dal dischetto Messi ha spiazzato Dandjinou con il sinistro, trovando la 126ª rete con l’Argentina e mettendo il sigillo personale sulla sua ultima partita in maglia albiceleste.
Il Monumental ha accompagnato ogni momento di una serata inevitabilmente carica di emozione. Anche il ct Lionel Scaloni è apparso visibilmente commosso durante le celebrazioni di una squadra chiamata, da questo momento, a immaginare il proprio futuro senza il giocatore che ne ha segnato un’epoca.
Messi: «Uno dei giorni più tristi della mia carriera»
Al termine della partita è arrivato il momento delle parole. Messi ha ricordato il significato avuto dalla Nazionale nella sua vita e il legame costruito con la maglia argentina.
«È difficile parlare oggi. Si stanno accavallando molte emozioni, ma ora penso a mio papà. Ho difeso questa maglia con orgoglio e lo abbiamo fatto lottando e dando il massimo. Giocare in nazionale in Argentina è la cosa più bella che possa succedere. Qui vivo uno dei giorni più tristi della mia carriera, ma ora vengo dal lato dei tifosi e sarò pronto a tifare l’Argentina», ha detto il fuoriclasse.
Poi il messaggio rivolto a chi raccoglierà la sua eredità: «Dobbiamo dimostrare che quando siamo uniti siamo più forti di tutti gli altri, ricordando che non è normale ciò che abbiamo fatto negli ultimi anni».
Dall’espulsione all’esordio al trionfo mondiale
Si chiude così una storia cominciata il 17 agosto 2005 contro l’Ungheria. Quell’esordio durò meno di due minuti: Messi entrò dalla panchina e venne espulso quasi immediatamente. Era l’inizio di un rapporto con la Nazionale che avrebbe attraversato delusioni, critiche, addii annunciati, ritorni e infine i trionfi inseguiti per una carriera intera.
Prima della consacrazione con la selezione maggiore erano arrivati il Mondiale Under 20 e l’oro olimpico di Pechino 2008. Con l’Argentina dei grandi, invece, il percorso fu molto più tormentato.
Messi perse le finali di Coppa America del 2007, 2015 e 2016 e soprattutto quella del Mondiale 2014 contro la Germania. Proprio la sconfitta contro il Cile nella Copa America del 2016 lo spinse ad annunciare il ritiro dalla Nazionale, decisione poi revocata.
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L’era Scaloni e finalmente i trofei con l’Albiceleste
La svolta arrivò con il ciclo di Lionel Scaloni. Nel 2021 l’Argentina conquistò la Coppa America battendo il Brasile al Maracanã e spezzando finalmente il lungo digiuno di Messi con la Nazionale maggiore.
Da quel momento iniziò un ciclo straordinario. Nel 2022 arrivò la Finalissima contro l’Italia e, pochi mesi dopo, il trionfo più atteso: il Mondiale in Qatar, conquistato nella finale contro la Francia ai calci di rigore. Nel 2024 Messi e compagni si confermarono campioni continentali vincendo nuovamente la Coppa America.
L’ultimo Mondiale, quello del 2026, ha regalato un’altra corsa fino alla finale, questa volta terminata con la sconfitta contro la Spagna. Messi ha chiuso la sua storia nella competizione con 21 gol complessivi, dopo averne segnati otto nell’edizione disputata tra Stati Uniti, Canada e Messico.
208 presenze e 126 gol: finisce un’era per l’Argentina
Il sipario cala a 39 anni dopo 208 presenze e 126 reti, entrambi primati con la Nazionale argentina. Numeri enormi, che riescono però a raccontare soltanto una parte di ciò che Messi ha rappresentato per l’Albiceleste.
Dal ragazzo espulso pochi istanti dopo il debutto al capitano che ha sollevato la Coppa del Mondo. Dalle finali perse e dai paragoni incessanti con Diego Armando Maradona alla notte di Doha che lo ha definitivamente consegnato alla storia del calcio argentino.
Il Monumental lo ha salutato un’ultima volta. Da oggi Messi manterrà la promessa fatta al suo popolo: non sarà più in campo con la maglia numero 10, ma dall’altra parte, insieme ai tifosi, a sostenere un’Argentina che per la prima volta dopo oltre vent’anni dovrà imparare a camminare senza di lui.









