Roberto Mancini riparte dalla Nazionale otto anni dopo la sua avventura da CT e il confronto tra le convocazioni del 2018 e del 2026 racconta quanto sia cambiato il calcio italiano. L’unico giocatore presente in entrambe le liste è Gianluigi Donnarumma, oggi capitano e punto di continuità tra due generazioni completamente diverse. Il resto della rosa fotografa invece una Nazionale molto più giovane, internazionale e distribuita tra diversi campionati europei.
Dal blocco Serie A a una Nazionale internazionale
Nel 2018 Mancini aveva convocato una trentina di giocatori, con una netta prevalenza di calciatori provenienti dalla Serie A. Tra gli elementi più rappresentativi figuravano Bonucci, Marchisio, Jorginho, Insigne, Immobile, Chiesa e Balotelli. Gli “esteri” erano pochi: Emerson Palmieri e Zappacosta dal Chelsea, Balotelli dal Nizza e Zaza dal Valencia.
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Nel 2026, invece, quasi il 30% dei convocati gioca fuori dall’Italia. Donnarumma arriva dal Manchester City, Calafiori dall’Arsenal, Kayoda dal Brentford, Ruggeri dall’Aston Villa e Tonali dal Tottenham. Ci sono poi Diego Coppola dal Paris FC, Issa Doumbia dallo Sporting, Inacio dal Dortmund e Ali Zoma dal Norimberga.
Già giovani, meno certezze e nuove gerarchie
Anche la distribuzione tra i club racconta un’Italia diversa. L’Atalanta è la squadra più rappresentata con quattro giocatori, seguita dall’Inter con tre. Curioso il caso della Juventus, presente a Coverciano soltanto con Gugliemo Vicario.
Il Mancini-bis riparte dunque da un gruppo profondamente rinnovato, con volti come Pio Esposito, Cambiaghi, Inacio, Vergara, Zoma e Daniel Maldini. Rispetto al 2018 c’è meno esperienza consolidata, ma anche una maggiore apertura verso giovani ed elementi cresciuti all’estero. Otto danni dopo, Mancini ritrova l’Italia. Ma la Nazionale che deve costruire, questa volta, è un’altra.










