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Italia-Lussemburgo, più di un’amichevole: Baldini e i giovani azzurri come prima pietra di una possibile rinascita

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Mister Silvio Baldini (Italy U21) during Qualifying - Italy U21 vs Armenia U21, UEFA European Football Championship in Cremona, Italy, October 14 2025

Terza esclusione consecutiva dal Mondiale, ma stasera in campo una Nazionale diversa: Pisilli, Pio Esposito, Comuzzo e gli altri ragazzi che aspettano di essere accompagnati. Un commissario tecnico che ha scelto di guardare avanti.

Stasera l’Italia gioca una partita che vale molto più di un’amichevole. Vale più del Lussemburgo. Vale più del risultato. Vale perfino più del ranking FIFA. Perché mentre gli altri si preparano al Mondiale, noi siamo ancora una volta a guardare. La terza esclusione consecutiva pesa come un macigno e racconta meglio di qualsiasi statistica lo stato di salute del nostro calcio.

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Il coraggio di Baldini: aprire la porta ai giovani

Negli ultimi anni si è inseguita la scorciatoia, si sono riproposti nomi e gerarchie consumati, ci si è raccontati che il talento mancasse e che i giovani non fossero pronti. Forse non era vero. Forse il problema era avere il coraggio di guardarli davvero.

Silvio Baldini, arrivato quasi in punta di piedi, ha fatto una cosa semplice e allo stesso tempo rivoluzionaria: ha aperto la porta. Ha preso calciatori che fino a poche settimane fa vestivano l’Under 21 o le nazionali giovanili e li ha portati tra i grandi, scegliendo di rischiare e di guardare avanti invece di voltarsi indietro.

Non è un allenatore costruito nei salotti televisivi. Non ha mai avuto una carriera semplice. Eppure ovunque sia andato ha lasciato idee, passione, autenticità. In questi giorni ha parlato di emozioni, divertimento, responsabilità — parole che nel calcio moderno sembrano quasi fuori moda, eppure sono proprio quelle che servono a una Nazionale che deve ritrovare sé stessa.

La risposta dei ragazzi: nessun alibi, solo fame

Donnarumma, campione d’Europa e capitano, ha accettato di mettersi al servizio di un gruppo giovanissimo. Pio Esposito ha fatto lo stesso. I ragazzi hanno risposto con entusiasmo. Nessuno ha cercato alibi, nessuno si è nascosto.

Il talento c’è. Forse è sempre stato lì. C’è in Pisilli, in Pio Esposito, in Comuzzo, in Lipani, in Palestra, in Ahanor, in Camarda e in tanti altri. C’è una generazione che aspetta soltanto di essere accompagnata — bisogna togliere la polvere che la copre, smettere di guardare nello specchietto retrovisore e avere la pazienza di costruire.

Una rinascita possibile: dal campo ai club

Non sappiamo se Baldini sarà il commissario tecnico del futuro. Ma sarebbe un errore non cogliere il messaggio che arriva da questa esperienza. L’Italia non ha bisogno di ricominciare dai nomi. Ha bisogno di ricominciare dalle idee.

Perché una Nazionale forte nasce da club forti. E club forti nascono quando si ha il coraggio di investire sui giovani, di farli giocare, di farli sbagliare, di farli crescere. La Nazionale che scende in campo stasera non è ancora quella che sogniamo. Ma potrebbe essere la prima pietra dell’Italia che verrà. Dopo tre Mondiali persi, non è poco. È un inizio.

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