Gabriele Gravina torna a parlare dopo le dimissioni da presidente della FIGC e lo fa affrontando tutti i temi più caldi del calcio italiano. Intervenuto a La7, durante 8 e mezzo, il dirigente ha spiegato le ragioni della sua scelta, respingendo l’idea di un fallimento personale e difendendo il lavoro svolto della Federazione negli ultimi anni. Al centro del suo intervento anche il rapporto con la politica, il futuro della FIGC e il tema del possibile commissariamento.
Le dimissioni e la difesa del lavoro FIGC
Gravina ha chiarito di non essere stato costretto a dimettersi, ma di aver maturato la decisione dopo il mancato accesso dell’Italia al Mondiale. Una scelta legata, secondo le sue parole, alla responsabilità assunta davanti ai tifosi e alla necessità di progettare la Federazione in una fase di forte tensione istituzionale. Il dirigente ha però respinto con decisione l’accusa di aver fallito, distinguendo il risultato sportivo del lavoro complessivo della FIGC.
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Gravina ha rivendicato i successi ottenuti a livello giovanile, la crescita del calcio femminile e il valore internazionale della Federazione, sottolineando come troppe responsabilità vengano attribuite alla FIGC senza considerare il peso delle leghe, degli statuti e dei meccanismi di veto che bloccano le riforme.
No al commissariamento e futuro del calcio italiano
Durissima anche la posizione sul possibile commissariamento della FIGC. Gravina lo considera contrario all’autonomia dello sport e ai principi di CIO, FIFA e UEFA, ricordando che molte riforme potrebbero essere affrontate internamente dal sistema calcio. Sul piano tecnico, ha difeso la scelta di Gattuso, ritenuto l’uomo giusto per ricostruire senso di appartenenza attorno alla Nazionale.
Spazio anche a Euro 2032: Gravina si è detto ottimista e pronto a battersi affinché l’Italia non perda l’organizzazione del torneo. Quanto al successore, ha citato Malagò e Abete come figure di valore, assicurando però che non farà campagna per nessuno.










