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FIGC, domani il giorno decisivo per Malagò: il CONI vota sul commissariamento, cosa può succedere

Malago

Martedì 6 ottobre la Giunta e il Consiglio Nazionale del CONI saranno chiamati a decidere sul futuro della Federcalcio. Al centro della controversia il mancato tesseramento di Malagò prima dell’elezione. Dubbi sugli aventi diritto al voto e possibili conseguenze anche per Euro 2032.

Il futuro della FIGC e del suo presidente Giovanni Malagò passa dalle decisioni che saranno prese martedì 6 ottobre, quando il CONI sarà chiamato a pronunciarsi sull’ipotesi di commissariamento della Federcalcio. L’appuntamento è fissato al Foro Italico di Roma, dove alle ore 13 si riunirà la Giunta Nazionale, seguita alle 14 dal Consiglio Nazionale Straordinario, al quale spetterà l’eventuale ratifica. Una giornata delicata per il calcio italiano, con possibili ripercussioni anche sui rapporti con la UEFA e sull’organizzazione degli Europei del 2032.

Al centro del confronto c’è la regolarità dell’elezione di Malagò, arrivata a giugno con quasi il 70% dei consensi. L’ex presidente del CONI non risultava infatti tesserato alla FIGC al momento della presentazione della candidatura. Una circostanza sulla quale sono state formulate interpretazioni giuridiche opposte e che potrebbe determinare la nomina di un commissario chiamato a guidare temporaneamente la Federazione.

Perché la FIGC rischia il commissariamento: i pareri dei giuristi

La questione non riguarda soltanto l’assenza del tesseramento, ma soprattutto la gravità dell’eventuale violazione. I quattro esperti consultati dal CONI, Franco Gaetano Scoca, Luigi Medugno, Massimo Coccia e Alberto Angeletti, hanno ritenuto il tesseramento un requisito essenziale per la candidabilità e l’eleggibilità alla presidenza federale. I loro pareri, tuttavia, non individuano nel commissariamento una conseguenza automatica, rimettendo agli organi competenti la valutazione della gravità dell’irregolarità.

Di diverso avviso i cinque giuristi interpellati dalla FIGC, Sabino Cassese, Bernardo Giorgio Mattarella, Antonio Nuzzo, Saverio Ruperto e Pietro Sirena. Secondo la loro interpretazione, il tesseramento preventivo non rappresenterebbe una condizione indispensabile per concorrere alla presidenza. Inoltre, eventuali contestazioni sull’ammissione della candidatura avrebbero dovuto essere presentate entro sette giorni dall’elezione. Trascorso quel termine, sostengono gli esperti della Federazione, la nomina non potrebbe più essere rimessa in discussione attraverso quella procedura.

Spetterà dunque al CONI stabilire se esistano i presupposti per un intervento straordinario. Il presidente Luciano Buonfiglio ha già ribadito la necessità di decidere sulla base delle valutazioni giuridiche e del rispetto delle regole.

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Come funziona il voto: i casi Malagò, Bianchedi e Spina

La prima decisione arriverà dalla Giunta Nazionale del CONI, composta da 16 membri, ai quali si aggiunge il segretario generale Carlo Mornati, senza diritto di voto. Per approvare la proposta di commissariamento servirà la maggioranza, ma il numero effettivo dei votanti potrebbe cambiare in presenza di esclusioni o astensioni per possibili conflitti di interessi.

Tra le posizioni più delicate c’è quella dello stesso Malagò, che può partecipare alla Giunta in quanto membro del CIO. Per evitare successive contestazioni potrebbe decidere di non prendere parte alla votazione.

Resta controverso anche il caso di Diana Bianchedi, vicepresidente vicaria del CONI. L’ex schermitrice ha lasciato dopo appena 12 giorni l’incarico di capodelegazione della Nazionale italiana, una funzione considerata potenzialmente incompatibile con la partecipazione alla decisione sul futuro della FIGC. Le dimissioni, tuttavia, non hanno chiuso il dibattito sull’ammissibilità del suo voto.

Sotto osservazione anche Elisabet Spina, eletta in Giunta in quota tecnici e dipendente del Milan come responsabile del calcio femminile. I rapporti professionali con un club che ha sostenuto Malagò durante le elezioni federali hanno alimentato ulteriori interrogativi. Discussioni analoghe hanno coinvolto Buonfiglio, per gli incarichi professionali del figlio nel mondo del calcio, tra cui quello ricoperto nella Kings League Italia.

Sulle questioni di compatibilità è stata interpellata anche l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), che non ha assunto una decisione sui singoli casi, lasciando la valutazione agli organi del CONI.

Un ulteriore elemento riguarda le modalità di espressione del voto. È previsto lo scrutinio palese, ma la Giunta potrebbe scegliere quello segreto qualora venisse presentata e approvata una specifica proposta. In caso di parità, il commissariamento non passerebbe, poiché il voto del presidente Buonfiglio non ha valore doppio.

Il Consiglio Nazionale e i possibili ricorsi

Se la Giunta dovesse pronunciarsi a favore del commissariamento, la decisione passerebbe al Consiglio Nazionale Straordinario, nel quale siedono, tra gli altri, i presidenti delle Federazioni Sportive Nazionali, i rappresentanti degli atleti e dei tecnici e quelli delle strutture territoriali e degli enti di promozione sportiva. Tra i componenti figurano anche Buonfiglio e Federica Pellegrini, membro italiano del CIO.

Anche in questa sede sarà necessaria una maggioranza favorevole per ratificare il provvedimento. L’esito della Giunta, quindi, non sarebbe da solo sufficiente a determinare il commissariamento della FIGC.

Un’eventuale approvazione potrebbe inoltre aprire una lunga controversia giudiziaria. Malagò potrebbe impugnare la decisione davanti al Collegio di Garanzia dello Sport, per poi rivolgersi eventualmente al TAR e al Consiglio di Stato. Possibili contestazioni non vengono escluse neppure nell’ipotesi di un voto contrario al commissariamento.

Le conseguenze per la FIGC, la Nazionale e gli Europei 2032

Oltre agli aspetti giuridici, il caso ha assunto una dimensione istituzionale, anche per le tensioni tra Malagò e il ministro per lo Sport Andrea Abodi.

In caso di commissariamento, la Federazione sarebbe affidata temporaneamente a una gestione straordinaria, con l’obiettivo di arrivare a nuove elezioni. Malagò potrebbe eventualmente ripresentare la propria candidatura, questa volta dopo aver provveduto al tesseramento. Resterebbe inoltre da valutare la continuità delle decisioni assunte durante il suo mandato, compresa la nomina di Roberto Mancini alla guida della Nazionale, senza che sia però previsto un automatico avvicendamento in panchina.

Sullo sfondo si inserisce soprattutto la posizione della UEFA, preoccupata da possibili interferenze nell’autonomia delle federazioni sportive. Il presidente Aleksander Ceferin ha richiamato l’importanza dell’indipendenza degli organismi calcistici e del rispetto della volontà dei loro membri.

Le conseguenze potrebbero riguardare anche Euro 2032, assegnato congiuntamente a Italia e Turchia. L’eventuale sospensione della FIGC e la perdita dell’organizzazione del torneo rappresentano scenari temuti, ma non conseguenze già deliberate né automatiche. Un commissariamento di breve durata, seguito rapidamente da nuove elezioni, potrebbe invece limitare i rischi di uno scontro con la UEFA.

La giornata di martedì chiarirà quindi il primo passaggio istituzionale di una vicenda che potrebbe non esaurirsi con il voto. Tra possibili ricorsi, nuove elezioni e rapporti internazionali da salvaguardare, il futuro della Federcalcio resta legato a una decisione dalle conseguenze potenzialmente rilevanti per tutto il calcio italiano.

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