La corsa agli impianti per i prossimi Europei del 2032 in programma in Italia e Turchia rallenta e le scadenze sembrano destinate a slittare. Le scelte definitive arriveranno entro l’autunno.
Le rassicurazioni di Malagò e l’asse con l’Europa
Il capo della federazione prende tempo sui fascicoli degli impianti. In radio, Giovanni Malagò ha inquadrato la situazione in modo diretto. “È un’ipotesi che possa slittare quella deadline”, ha ammesso, garantendo comunque sul dialogo continuo con l’Europa. “Sentiamo quotidianamente la UEFA e i rapporti sono idilliaci. Oggi siamo al 14 settembre, magari da qui al 30 qualche considerazione potrà esserci”. Oltre ai futuri cantieri, il presidente ha toccato il clima politico turbolento del calcio italiano. “Non ho paura di decadere, sono assolutamente sereno. C’è un chiaro tentativo di andare al commissariamento, ma io resto sereno”. Immancabile un passaggio sugli azzurri, con la ferma necessità di ripartire dopo le pesanti delusioni passate. “Noi non giochiamo una gara a eliminazione diretta di un Mondiale da quando abbiamo vinto la finale nel 2006. L’Italia non deve limitarsi al compitino, va costruito un percorso con i giovani”.
Da Milano a Roma, le piazze ancora in corsa
Il documento governativo ha già svelato le sedi in ballottaggio per l’evento, portando a galla parecchie sorprese. Spicca subito il tris su Roma, in lizza con l’attuale Olimpico, l’ipotetico nuovo stadio giallorosso e il vecchio Flaminio. In bilico pure Milano, dove le carte citano l’impianto nuovo, lasciando un’ombra bella grossa sul futuro di San Siro. Scendendo a sud troviamo Salerno e Bari, piazze storiche ma oggi lontane dal calcio di Serie A, unite a Lecce e Napoli. Proprio gli azzurri si giocano un pass decisivo in un testa a testa con Palermo, che conta però sui capitali della proprietà estera. Tagliate fuori a sorpresa città ormai abituate all’Europa come Bergamo, Udine e Reggio Emilia. Genova resiste nel listone, anche se le chance di spuntarla tra le prime cinque sembrano oggettivamente ridotte, mentre Torino, Firenze, Cagliari, Bologna e Verona chiudono il quadro completo. Alla fine bisognerà per forza scremare il gruppo.
In pole position ci sono Torino, l’unica davvero già in regola con i severi paletti europei, poi Milano, Roma e Firenze. La scelta decisiva, va ricordato, non spetterà al governo: sarà la federazione a dover indicare la rosa degli stadi per il fascicolo finale in ottobre.










