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Cosa resta della Serie A. La ricerca della stampa perfetta

De Laurentiis Conte
De Laurentiis Conte in conferenza stampa - sportface.it

Il sipario è calato. I novanta minuti finali di domenica 24 maggio hanno emesso gli ultimi, insindacabili verdetti di una Serie A 2025/2026 che lascia in dote una nuova mappa del calcio italiano.

È stato il campionato dei destini incrociati, dalla prima volta di Cristian Chivu sulla panchina dei nuovi Campioni d’Italia, delle rivincite consumate sull’asse Milano-Napoli, delle favole che si fanno splendida realtà, vedi il miracolo europeo del Como.

L’Inter di Chivu si riprende il trono, il Napoli cede lo scettro

Il filo conduttore del campionato è stato il più classico e avvincente dei regolamenti di conti sportivi. Dopo lo Scudetto della scorsa stagione, conquistato con merito dal Napoli proprio al termine di un duello infinito con i nerazzurri, la storia quest’anno si è ribaltata.

Il capolavoro porta la firma di Cristian Chivu (87 punti). Raccogliere un’eredità pesante e scippare il tricolore ai campioni in carica non era un’impresa banale, specialmente per un tecnico all’esordio su una panchina di questo livello.

L’ex difensore ha cancellato ogni scetticismo con una gestione magistrale dello spogliatoio e un’identità di gioco moderna, verticale e incredibilmente cinica. 89 gol fatti e la certezza di aver consumato la vendetta sportiva perfetta.

Dietro la corazzata nerazzurra, il Napoli (76 punti) chiude al secondo posto. Non è riuscito il bis ai partenopei, che cedono lo scettro ma confermano la loro dimensione di altissimo livello. Una squadra che ha lottato finché ha potuto, pagando sicuramente i tantissimi infortuni che hanno flaggellato la squadra rafforzata dal Presidente De Laurentiis, ma blindando una piazza d’onore che garantisce la continuità nell’élite europea, 16 partecipazioni negli ultimi 17 anni.

Una stagione, tuttavia, che si chiude con una ferita aperta che va ben oltre i verdetti del campo. Il campionato perde Antonio Conte. Il tecnico ha salutato Napoli puntando il dito contro una stampa che non si è mai interamente compattata intorno alla squadra, alla società e allo stesso allenatore

Roma da podio, Milan e Juve fuori dalla Champions

La volata per la Champions League ha regalato colpi di scena fino all’ultimo respiro, ridisegnando le gerarchie storiche delle nostre big. La sorprendente Roma (73 punti) che si si prendono la terza piazza grazie a un campionato di straordinaria regolarità interna ma con l’ultimo colpo di coda determinante. Il dato analitico che salta all’occhio è la tenuta difensiva, solo 31 gol subiti, segno di una maturità tattica ormai di stampo europeo.

Milan e Juventus fuori dalla Champions. Il Milan chiude al quinto posto a quota 70. I rossoneri pagano dazio per più  di qualche blackout di troppo nelle ultime partite, persi 8 punti di vantaggio dalla quinta poco più di un mese fa, non ultimo lo scivolone interno contro il Cagliari nell’ultimo turno, ma salvano il minimo obiettivo continentale, l’Europa League che non ha soddisfatto la società e i tifosi.

Subito dietro la Juventus (69 punti), che dopo la sconfitta interna con la Fiorentina che aveva pregiudicato l’ingresso nelle quattro ammesse alla Champions, chiude una stagione agrodolce con il 2-2 nel derby di Torino, grazie alla doppietta di Vlahovic. Una sesta piazza che costringerà l’ambiente bianconero a profonde riflessioni estive.

Il miracolo Como e la condanna della provincia

Se si cerca l’immagine da copertina di questa Serie A, la risposta è una sola: il Como 1907. Quarti in classifica con 71 punti, davanti a colossi del nostro calcio, e qualificati in Champions League. Il 4-1 rifilato alla Cremonese nell’ultimo atto è la degna conclusione di un progetto societario e tecnico fantascientifico. Il dato chiave? 29 gol subiti. Una fase difensiva migliore persino dell’Inter campione. Non è più una sorpresa, è una realtà con cui l’Europa dovrà fare i conti, se verrà riconfermato Fabregas, la squadra e la voglia di primeggiare.

La coda della classifica emette le sue sentenze. Se il Sassuolo si gode una salvezza tranquilla e il Lecce festeggia la permanenza grazie all’1-0 sul Genoa, il baratro della Serie B inghiotte tre piazze. La Cremonese (34 punti) abdica proprio all’ultimo turno sotto i colpi del Como, mentre l’Hellas Verona (21 punti) e il Pisa (18 punti) salutano la massima serie dopo un anno di sofferenze e pochissimi acuti.

Cosa ci lascia, in conclusione, questo campionato. La ricerca della stampa perfetta

Ci lascia una Serie A dove le gerarchie non sono mai certe e stabilite in base al monte ingaggi. La vittoria dell’Inter firmato Chivu ai danni del Napoli campione uscente dimostra che nel nostro calcio voltare pagina in fretta può essere l’unico modo per vincere. Se a questo uniamo la clamorosa scalata Champions del Como, il verdetto è chiaro. La programmazione e il coraggio oggi contano più del blasone.

In tutto questo, come già anticipato, il campionato perde momentaneamente Antonio Conte, che ha salutato Napoli in una discussa e discutibile conferenza stampa. Il tecnico ha lamentato la mancanza di un ambiente mediatico compatto e schierato a protezione della squadra.

Un appunto che apre uno scenario quasi utopico per il futuro. Prima di valutare i progetti tecnici, i budget di mercato o le strutture societarie, per la sua prossima avventura Mister Conte dovrà pretendere una clausola d’acciaio nel contratto. Una sala stampa interamente fedele, compatta e possibilmente adorante. Buona fortuna ai direttori sportivi che dovranno garantirgliela. Trovare una riga di stampa totalmente allineata nel calcio di oggi rischia di essere un’impresa ben più complessa che vincere la Champions League.

Da oggi la parola passa ufficialmente al calciomercato, ma le fondamenta per la prossima stagione sono già state gettate.

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