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Calcio, caso arbitri: l’intercettazione Rocchi-Gervasoni e il giallo del direttore di gara «non gradito»

Rocchi (1)

Il designatore di Serie A e B indagato per concorso in frode sportiva: cinque gli indagati certi, con l’inchiesta del pm Ascione che si allarga al mondo arbitrale. La frase chiave: «Loro non lo vogliono più vedere».

Una frase captata dalle intercettazioni, pochi secondi di conversazione telefonica, che rischiano di diventare il cuore di uno scandalo destinato a scuotere il calcio italiano. «Loro non lo vogliono più vedere»: sette parole attribuite al designatore arbitrale Gianluca Rocchi che alimentano l’inchiesta condotta dal pm MaurizioAscione della Procura di Milano e che puntano i riflettori su un sistema di designazioni che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato condizionato da pressioni esterne.

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Gli indagati e le accuse

Il designatore di Serie A e B Gianluca Rocchi è formalmente indagato per concorso in frode sportiva, con un avviso di garanzia già notificato. Al suo fianco, nell’elenco degli indagati certi, figurano il supervisore Var Andrea Gervasoni — entrambi autosospesi dai rispettivi ruoli —, l’assistente Daniele Paterna e altri due assistenti alla sala Var, Rodolfo Di Vuolo e Luigi Nasca. L’inchiesta starebbe però allargandosi progressivamente: il sospetto è che altri assistenti al Var siano già iscritti nel registro degli indagati, ma la loro identità resta al momento avvolta nel mistero. Altrettanto nebulosa la figura delle «persone in concorso» che avrebbero contribuito, secondo i capi d’imputazione, a orientare alcune designazioni arbitrali.

Le partite al centro dell’indagine

I fatti contestati si riferiscono principalmente alla stagione 2024/25. Nel mirino degli investigatori ci sono alcune partite di Serie A — Udinese-Parma e Bologna-Inter — la semifinale di ritorno di Coppa Italia Inter-Milan e il match di Serie B Salernitana-Modena. Sotto la lente anche Inter-Verona della stagione 2023/24, con particolare attenzione all’episodio della gomitata di Bastoni su Duda. Riflettori puntati pure sul mancato rigore in Inter-Roma, nonostante quella che in molti definirono un’evidente trattenuta di Ndicka su Bisseck.

L’intercettazione del 2 aprile 2025

Il passaggio più delicato dell’inchiesta riguarda una telefonata intercettata il 2 aprile 2025 — giorno della semifinale d’andata di Coppa Italia tra Inter e Milan — tra Rocchi e Gervasoni. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, nella conversazione Rocchi farebbe riferimento all’arbitro Daniele Doveri come direttore di gara non gradito, pronunciando la frase: «Loro non lo vogliono più vedere». L’ipotesi ricostruita dagli inquirenti è che Doveri sia stato quindi designato per la semifinale di ritorno del 23 aprile 2025 proprio per toglierlo di mezzo da un’eventuale finale di Coppa Italia e dalle ultime giornate di campionato.

Il nodo del «loro»: chi si nasconde dietro il pronome

Il punto più controverso dell’intercettazione è proprio quel «loro» generico, che non ha consentito alla procura di identificare con certezza il riferimento. Gli inquirenti sembrano però orientati a valutare la figura di Giorgio Schenone, da sei anni club referee manager dell’Inter, ossia il dirigente nerazzurro deputato ai rapporti ufficiali con la Commissione arbitri nazionale. Il nome «Giorgio» sarebbe emerso nella telefonata tra Rocchi e Gervasoni. Al momento, tuttavia, non esiste una prova certa che il soggetto in questione sia effettivamente Schenone.

La posizione dell’Inter

Sul fronte societario va precisato con chiarezza: il club nerazzurro e i suoi dirigenti non risultano indagati nell’ambito di questa inchiesta. L’attenzione degli inquirenti si concentra sul versante arbitrale e sulle presunte pressioni esercitate dall’interno del sistema di designazione, non sull’Inter in quanto tale.

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