La Serie A continua a snobbare i talenti italiani e continua a spendere all’estero. Dopo la delusione mondiale, il nostro campionato si annuncia ancora più “esterofilo”.
Calciomercato, ancor meno italiani in Serie A.
Un anno fa la Serie A aveva speso 1,179 miliardi, limitando al 17,9% gli investimenti sui giocatori italiani e destinando il 61,8% all’estero.
Oggi, nonostante i Mondiali guardati dalla televisione e i recenti cambi ai vertici federali, la situazione è ulteriormente peggiorata. La quota per gli azzurrabili è crollata al 13%, mentre i capitali inviati oltre confine toccano il 67,9%.
Come riportato dal CDS, le società più importante ignorano il mercato interno e bloccano di fatto la linfa vitale verso le categorie inferiori.
L’Inter ha investito il 92,7% del budget all’estero tra i ritorni di Akanji e Stankovic. I nerazzurri hanno preso il solo Provedel, perdendo l’occasione Palestra finito al Chelsea per oltre 50 milioni. Se il giovane esterno dell’Atalanta fosse almeno arrivato a Milano, magari le statistiche della squadra sarebbero state ben diverse.
Non è andata meglio con il Como che ha siglato l’operazione più costosa sborsando 60 milioni per Nico Paz. Il passaggio di Castro dal Bologna alla Roma per 35 milioni rappresenta invece l’affare domestico più alto e mantiene i giallorossi sul 57,6% di spesa straniera, contro il 71,7% del Milan.
Il Napoli lavora ai riscatti come quello di Hojlund, con Favasuli che potrebbe aggiustare i numeri. Cagliari e Lecce si muovono agli antipodi: i sardi comprano solo italiani, i pugliesi solo stranieri. L’Udinese, infine, divide le spese a metà chiudendo per Zaniolo.
Il modello della Premier League
Ma quale svolta allora. L’arrivo di Malagò in FIGC e quello di Roberto Mancini come ct non può certo fare miracoli.
Il divario con l’Inghilterra appare netto e strutturale. I club d’oltremanica hanno sfondato il tetto dei 2 miliardi, riservando il 19% del capitale agli atleti inglesi e il 51,2% al mercato estero. Circa 1 miliardo è così rimasto attivamente nel sistema domestico. Le corazzate britanniche gestiscono da sole 1,37 miliardi.
Queste formazioni alzano al 21,3% la spesa per gli inglesi (badate bene, senza Scozia, Galles e Irlanda) e fermano al 44,9% l’esborso per calciatori internazionali.
I trasferimenti record confermano questo circuito virtuoso. Rogers passa dall’Aston Villa al Chelsea per 137,3 milioni. Al secondo posto figura Anderson, andato al City dal Nottingham Forest per 135 milioni. Sul terzo gradino spicca Tonali, pagato dal Tottenham 108 milioni al Newcastle, la spesa più alta di sempre per un italiano.











