Tottenham, Conte: “Il lavoro non è tutto, la famiglia è importante. Devo riflettere sul mio futuro”

Antonio Conte Antonio Conte, Tottenham - Foto LiveMedia/Simon Traylen/DPPI

Di sicuro avere la mia famiglia in Italia non è bello ma quando hai i figli che vanno a scuola non puoi ogni 1-2 anni costringerli a cambiare totalmente ambiente, non voglio condizionare la vita della mia famiglia. Ma quando succedono situazioni come quelle di Gianluca, Gian Piero e Sinisa diventa più difficile”. Non è stato un anno facile per Antonio Conte che in un’intervista al Guardian confessa di essere ancora scosso dai recenti lutti. A ottobre la morte di Ventrone, preparatore atletico quando giocava alla Juve e poi suo collaboratore anche al Tottenham, quindi Mihajlovic e Vialli. Tre amici per il tecnico del Tottenham, recentemente messo in discussione da alcuni tifosi degli Spurs. “Di sicuro questa è una stagione difficile dal punto di vista personale – racconta – Perdere in così poco tempo tre persone che conoscevo molto bene non è stato facile. Quando succedono queste situazioni, sei portato a fare delle riflessioni importanti. Molte volte pensiamo e diamo tanta importanza al nostro lavoro e dimentichiamo la famiglia, che abbiamo bisogno di più tempo per noi”.

Le riflessioni sono in corso, anche perché la famiglia è in Italia e la lontananza non aiuta. “Questa stagione mi sta portando a fare una riflessione importante per il mio futuro – prosegue Conte, al Tottenham dal novembre 2021 – Il lavoro è in cima ai tuoi pensieri e magari dimentichi di stare con la famiglia e gli amici. Questa è una passione per la quale ci siamo persi tante cose e quando accadono queste situazioni, inizi a pensare che forse devi concedere più tempo alla tua famiglia e agli amici e anche a te stesso, il lavoro non è tutto nella vita”. Sul futuro chiarisce che “per quanto riguarda il mio impegno e quello che do al club in cui lavoro, nessuna società si è mai lamentata. Solitamente quando vado via mi rimpiangono perchè sanno come lavoro. È normale per me a fine giornata essere stanco perchè lavoro tanto ed è per questo che il club vuole che resti a lungo”. 

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Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio