Oggi l’Italia saluta Valentino Garavani, e con lui non se ne va soltanto uno dei più grandi stilisti di sempre, ma un pezzo di immaginario collettivo che ha attraversato moda, costume e sport. I funerali celebrati oggi sono stati il momento di un commiato solenne, composto, all’altezza di un uomo che ha fatto dell’eleganza una disciplina quasi atletica: rigore, talento, sacrificio, visione.
Funerali Valentino, con Lewis Hamilton un legame speciale
Il rosso Valentino, più che un colore, è stato un marchio di fabbrica riconoscibile come una maglia iconica. Un simbolo capace di evocare eccellenza, proprio come accade nello sport quando un numero o una divisa raccontano una storia di vittorie e stile.
Non a caso, nel corso degli anni, la maison Valentino ha saputo dialogare anche con i grandi protagonisti dello sport globale, scegliendo Lewis Hamilton come uomo immagine, un campione che ha trasformato la Formula 1 in una passerella di personalità, impegno e identità.
Hamilton non era solo un volto, ma il manifesto moderno di un’eleganza che corre, vince e rompe gli schemi, esattamente come Valentino aveva fatto nella moda.
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Valentino e Armani, gli ultimi sarti dello sport
Nel ricordo di oggi, il pensiero corre spontaneamente a Giorgio Armani, scomparso lo scorso anno. Due percorsi diversi, due visioni quasi opposte, ma un destino comune, quello di aver trasformato l’eleganza in un tratto distintivo dell’Italia nel mondo, influenzando anche il modo in cui lo sport si è raccontato e presentato.
Armani ha vestito squadre, federazioni e atleti, portando la sua idea di sobrietà e misura negli stadi e nei palazzetti. Valentino, più distante formalmente dalle competizioni, ne ha però incarnato lo stesso spirito.
Una cura maniacale del dettaglio, l’ossessione per la perfezione, la ricerca della bellezza come forma di allenamento quotidiano. La scelta di Hamilton racconta proprio questo ponte tra mondi solo apparentemente lontani.
In fondo, moda e sport condividono la stessa tensione verso l’eccellenza. Dietro una passerella come dietro una pole position c’è lavoro, disciplina, pressione. Valentino lo sapeva bene: ogni collezione era una sfida, ogni abito un risultato da conquistare, come un record da battere.
Oggi, mentre il feretro lascia la chiesa tra applausi discreti e sguardi commossi, sembra chiudersi un’epoca.
Prima Armani, ora Valentino, due pilastri che hanno insegnato all’Italia come presentarsi al mondo, anche quando quel mondo correva su una pista di Formula 1, si accendeva sotto i riflettori di un grande evento sportivo, di tante Cerimonie olimpiche, eventi globali dove lo stile diventava linguaggio universale.
Lo sport continuerà a correre, a sudare, a vincere. Ma lo farà portando con sé un’eredità invisibile e preziosa, quella di due maestri della sartoria che hanno dimostrato che anche l’eleganza, come lo sport, può essere una forma altissima di competizione









