I campionati italiani Cadetti di Agropoli sono l’occasione ideale per godersi tanto spettacolo in pista e fare il punto della situazione sullo stato di salute dell’atletica italiana. Una vera e propria Golden Age quella che sta vivendo il movimento da ormai anni a questa parte, coi successi internazionali degli atleti azzurri a rappresentare la punta di diamante di un lavoro che affonda le proprie radici nella nostra terra. Dove ancora, in qualche caso, le piste sono inventate più che progettate.
Atletica, il presidente Mei: “La nostra cultura è dell’uovo oggi e non della gallina domani, le società sono ancora costrette ad improvvisare piste di atletica in strada”
Con Stefano Mei dai campionati Cadetti italiani in quel di Agropoli per raccontare questa kermesse. Anzi facciamo un passo indietro, partiamo dalla scelta di Agropoli.
“Quando Agropoli si è presentata aveva le credenziali giuste e quindi non abbiamo avuto dubbi. Anche perché l’Italia è lunga, arriva da Brescia fino a Trapani e quindi una scelta la devi fare, bisogna cercare un po’ di andare dappertutto. È chiaro che è difficile, perché capisco bene che chi sta a Bressanone e va a fare il cross a Selinunte si arrabbia, ma viceversa accade lo stesso per chi da Selinunte va a Bressanone. Dobbiamo un pochino cercare di accontentare tutti, ma poi il Sud porta tanti atleti alla Nazionale, quindi diciamo è anche un riconoscimento del grande lavoro che fanno sul territorio“.
A proposito di differenti aree geografiche, quali potrebbero essere le politiche da mettere in campo per far sì che non ci siano sperequazioni?
“Allora tante volte si dice che non c’è impiantistica ma l’Italia è carente dappertutto, al Sud, al Centro e al Nord. Perché soprattutto in questo momento in cui l’atletica va così bene, molto spesso vediamo che tanti ragazzi vogliono iniziare e non trovano magari un impianto. Ed è solo la capacità delle società sul territorio di aggregare e magari di inventarsi le situazioni a far la differenza in meglio. Qui ad Agropoli c’è un bellissimo campo ma ci sono altre realtà nel Sud ma anche al Nord, in cui magari disegnano sulla strada provinciale, disegnano corsie, aspettano che le macchine non ci siano e fanno attività. I nostri dirigenti del territorio sono tutti bravi a trovare escamotage per fare di qualunque pezzo di superficie una pista. Bisogna però cambiare un pochino mentalità. La nostra cultura non è sicuramente quella della gallina domani ma dell’uovo oggi, perché difficilmente amministrazioni comunali decidono di investire in un impianto sportivo, soprattutto per l’atletica, che darà i suoi frutti magari tra venti 30 anni. Però stiamo sicuramente dando una mano con i risultati“.
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A proposito di buoni risultati, Birmingham è recentissima: possiamo dire che l’atletica vive uno dei momenti migliori della sua storia?
“È un bel momento, mi fa pensare che abbiamo trovato la chiave di volta, è fortuna? Non lo so, sono certo però che quando investi sui ragazzi e sui loro tecnici quindi sul territorio non sbagli mai. Perché i talenti ci sono sempre stati, la differenza la fa assolutamente la scelta della Federazione di investire su questi ragazzi. Noi da quando siamo arrivati abbiamo scelto di puntare e di investire sul talento di questi ragazzi e chiaramente su quello che è il loro staff, ma poi di fatto l’allenatore, e cercare di mettere gli atleti nelle condizioni migliori. Poi dopo le famose cinque medaglie d’oro a Tokyo, siamo riusciti a intervenire ancora più fortemente sull’attività di alto livello. Ma non perché siamo megalomani, semplicemente perché sappiamo perfettamente che in un paese come l’Italia, che è prettamente a filosofia calcistica, mentalità calcistica, quindi guarda solo la vittoria, se non riesci a vincere, quindi devi partire dalla fine, devi vincere per avere il seguito“.
“A Birmingham Marcell Jacobs non avrebbe vinto ad una gamba sola, ma quasi…”
“Da lì è partito un circolo virtuoso, a Birmingham abbiamo avuto Marcell Jacobs che si è fermato, quando avrebbe vinto non dico con una gamba sola, però avrebbe vinto facilmente, purtroppo ha avuto problemi all’ultimo momento. Credo che questa questa affermazione a Birmingham, dove abbiamo battuto i padroni di casa anche se sul filo di lana, abbia dato la vera misura della forza di questa di questa Nazionale“.
Atletica, il presidente Mei: “Mondiali 2031? Non ha vinto il merito”
“Accanto alle cose belle però diciamo anche quelle meno belle. Per i Mondiali 2029 e 2031 abbiamo perduto pur portando a mio parere la proposta migliore, però secondo me hanno vinto altre regole che non che non sono sicuramente quelle del del merito, perché se fosse stato in pista sicuramente avremmo vinto noi“.
Ci raccontava di una sfida non vinta, quella di Roma. Ci sono però altre che in questo momento si pongono davanti alla Federazione.
“Per quest’anno abbiamo organizzato gli Under 18 a Rieti, abbiamo organizzato la Coppa Europa dei 10.000 a La Spezia e sono state due manifestazioni in cui ci hanno fatto i complimenti a livello europeo. Ecco diventa difficile pensare che qualcuno possa possa criticare quello che abbiamo fatto in questi anni. È ovvio che c’è ancora tanto da fare però abbiamo, come avevo promesso, riportato l’atletica italiana al suo posto, cioè a livello assoluto. Siamo arrivati secondi nel medagliere a Tokyo e da lì in poi abbiamo sempre fatto meglio, in un modo o nell’altro“.
Salutiamoci con una battuta. Ha detto in un’intervista recente che “l’atletica ha quattro cinque Sinner”: stanno aumentando?
“Io credo che abbiamo sicurezza fino a Brisbane di avere una Nazionale molto forte, con una panchina lunga come si direbbe nel calcio, perché quelli che sono dietro spingono. Noi abbiamo in mente di fare un progetto proprio per coloro i quali escono dalla categoria Junior e magari non vincono, ma arrivano quarti-quinti. Ecco quelli sono comunque grandi atleti cui vogliamo cercare di dare una possibilità in più. Vedo tanti tanti ragazzi che prenderanno sicuramente il posto di Jacobs, di Tamberi. Oggi Furlani non puoi dire che sostituisce qualcuno, perché anche se ha 22 anni è già insidiato da chi sta arrivando, quindi siamo veramente in un momento storicamente straordinario per noi. Io credo che ci si divertirà. Sì, abbiamo molti Sinner, soprattutto se uno dei nostri Sinner si ferma ce ne sono altri 5 o 6“.









