Gianmarco Tamberi trionfa a Budapest e rilancia le ambizioni dell’atletica azzurra, in attesa del verdetto sui Mondiali a Roma. Il capitano guarda già ai prossimi traguardi, tra bilanci personali e lodi ai compagni di squadra.
Le certezze di Tamberi e la rinascita di Jacobs
Intervistato dalla Gazzetta dello Sport dopo il successo all’Ultimate Championship, Gianmarco Tamberi fa il punto su una stagione esaltante. Aver superato l’asticella a 2.37 gli ha dato le risposte che cercava, scacciando i fantasmi dei fastidi al ginocchio dello scorso anno.
“Ho finalmente dimostrato quello che sapevo di valere”, confessa il saltatore, sottolineando come questa misura confermi la solidità del suo lavoro in pedana. Sulla carta il tempo passa, ma a trentaquattro anni si sente trascinato dall’energia dei compagni più giovani. Cita subito Larissa Iapichino, reduce dall’oro ungherese e dotata, a soli ventiquattro anni, di una “maturità da campionessa consumata”. Le parole da leader vero, però, le spende per Marcell Jacobs. Anche se oggi vivono fasi diverse, Tamberi lo difende senza filtri, convinto che senza i soliti infortuni il velocista avrebbe già corso i 100 metri sotto i 9.90 visto che “negli ultimi mesi ha dimostrato, soprattutto a se stesso, di non essere affatto finito”.
Adesso per Gimbo è tempo di staccare la spina: salterà le gare al coperto per gestire le energie in vista di Pechino, prendendosi una pausa misurata dagli allenamenti. E quando gli chiedono se si senta il miglior azzurro di sempre, frena sereno: “Forse sono tra chi può ambire al ruolo: parliamone a fine carriera”.
Un anno d’oro per l’Italia, da Diaz alla scommessa Roma
L’acuto ungherese di Tamberi è solo l’ultimo atto di un 2026 storico. L’Italia padrona agli Europei di Birmingham continua a macinare risultati. Andy Diaz ha incantato nel salto triplo prendendosi la Diamond League, Leonardo Fabbri ha fatto la voce grossa nel peso, mentre Nadia Battocletti ha firmato una pazzesca doppietta tra i 5.000 e i 10.000 metri.
Una salute di ferro per tutto il movimento, che oggi attende il suo verdetto più politico e sognante. A breve si decide l’assegnazione dei Mondiali per il 2029 e il 2031, con Roma in corsa contro Londra, Monaco e Nairobi. Proprio l’idea di un palcoscenico in casa accende Tamberi, spingendolo a immaginare di allungare la carriera oltre Los Angeles 2028.
Chiudere il cerchio in un Olimpico pieno zeppo è un richiamo troppo forte. “Sarebbe il massimo, mi esalterebbe”, ammette lanciando un appello diretto, nella speranza che il sogno romano diventi realtà.










