Matteo Zurloni ha segnato un tempo pazzesco nell’ultima tappa di Coppa Italia Speed. Ai microfoni di Sportface, ha raccontato la gioia di questo traguardo e i prossimi obiettivi
Il movimento dell’arrampicata sportiva attrae ogni anno sempre più appassionati. Matteo Zurloni è oggi una delle principali speranze azzurre in questo sport, dopo i successi mondiali e l’Olimpiade di Parigi. Qualche giorno fa, ha anche trovato il record italiano di 4.92 nello Speed con una prestazione da favola.
Nelle ultime ore, il primato è passato nuovamente di mano, al Rock Master, con un tempo ufficiale sotto il 4.90 di Francesco Ponzinibio. Questo non ferma assolutamente Zurloni, né gli toglie meriti, anche in vista del prossimo futuro.
Partiamo dalla fine: lo straordinario 4.92 nella tappa finale di Coppa Italia Speed. Che emozioni hai provato in quei momenti e com’è arrivato questo traguardo?
«Sul momento ho provato grandissima felicità. Il mio 4.94 delle Olimpiadi di Parigi era davvero tanto che non crollava. In allenamento ero riuscito a scendere, ma in gara non ero riuscito a riconfermarmi. In Coppa del Mondo, nella staffetta mista, ero sceso a 4.93, che però non valeva come ufficiale. Sia riconfermare lo stato di forma, sia ufficializzare il tempo è stato davvero molto bello!».
Zurloni da anni vuol dire velocità e grandi risultati: come si fa a restare per tanto tempo ad alti livelli dal punto di vista fisico e soprattutto mentale?
«All’inizio, quand’ero un rookie, era un po’ più facile stare al passo. Poi dalla vittoria del Mondiale, le Olimpiadi… Mentalmente è stato più difficile approcciarsi. Sei già stato in vetta, è capitato quasi subito. Riprovare le stesse sensazioni, fare le stesse cose nelle gare non è sempre facile. Pian piano sto riuscendo a tornare a quei pensieri e ad arrivare in pedana togliendomi tutti i dubbi e dare tutto me stesso, senza curarmi di eventuali cadute o altro. E quello penso mi abbia permesso di tornare a questi tempi».
Il CONI ti ha definito lo ‘Speedy Gonzales’ dell’arrampicata sportiva. Il tuo legame con lo Speed è incredibile: sei partito da piccolissimo con l’arrampicata. Da dove inizia questa passione così forte e come si arriva pian piano a essere un campione di livello internazionale?
«A cinque anni ho iniziato con l’arrampicata sportiva, ancora prima su roccia. Tutto è iniziato con la vicinanza con le montagne quand’ero piccolo. Mio nonno faceva vita da alpino, ha trasmesso la passione a mio padre e poi quando ha conosciuto mia madre, hanno iniziato ad andare in montagna insieme. Quando vedevo questi puntini colorati sulle montagne, mi incuriosivano e da lì è nato l’interesse per l’arrampicata».
«Avevo fatto la mia prima prova. Tornato a Milano, ho trovato una palestra artificiale indoor e ho iniziato a gareggiare. All’epoca, i numeri erano molto piccoli: mi sono trovato a fare i campionati giovanili a 8 anni. Da lì è qualcosa che mi ha catturato sempre di più per lo stimolo sempre diverso ogni volta. Per un bambino penso sia fantastico. Solo più tardi ho iniziato a fare Speed: perché funzionava, facevo bene e poi perché mi ha preso. Dal 2021, quando ho visto Ludovico Fossali alle Olimpiadi di Tokyo, mi ha preso il cuore! E da quel momento, ho iniziato a dedicarmi solamente allo Speed».
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Com’è stato vivere Parigi 2024 con il record europeo e che bagaglio ti sei portato dietro da quell’esperienza?
«Esperienza decisamente incredibile. Per un atleta, già solo andare alle Olimpiadi non è garantito nella vita. Presentarsi non vuol dire poi qualificarti in futuro – anche se la speranza è sempre quella -, quindi cerchi di goderti l’esperienza al massimo. Io sono esploso molto velocemente a livello agonistico, però nei pochi mesi delle Olimpiadi, ero riuscito a ottenere quello stato d’animo, che ora cerco di riottenere, di essere lì e dimostrare quant’è bello il nostro sport e andare libero senza altri pensieri, cercare di divertirvi. Penso che a Parigi fossi al meglio possibile delle mie condizioni mentali».
Cosa ne pensi della crescita del movimento italiano nell’ultimo periodo?
«C’è sicuramente molto, molto da lavorare, però la crescita non si può contestare. Io stesso, anche se sono giovane, ho vissuto questa crescita dai numeri minimi nelle competizioni anche solo provinciali e regionali. Pian piano sono cresciuti tanto. Non arrivavamo neanche ai numeri per fare gli ottavi di finale in Coppa Italia, adesso invece non siamo ancora a numeri elevatissimi, ma 50 atleti li si trova in competizione. Anche l’interesse tra gli amatori è salito molto: una battuta che faccio spesso è che in palestra avevo il mio posto quasi riservato, invece ora a volte non trovo parcheggio (ride, ndr.)».
Prossimi appuntamenti: i Mondiali 2027 di Brno e le Olimpiadi di Los Angeles nel 2028. Qual è il piano per arrivare al top e cosa dobbiamo aspettarci ancora da Matteo Zurloni?
«Questa sessione invernale vorrei ultimare le carenze che ho notato negli ultimi anni, confrontandomi con gli altri atleti. Sono molto motivato per la prossima stagione. Sono consapevole della difficoltà nel confermarsi in un titolo mondiale, anche perché quest’anno solo il vincitore – non solo il secondo classificato – si qualificherà direttamente per le Olimpiadi. Molto più probabilmente ci si ritroverà nelle ultime tappe per la qualificazione alle Olimpiadi, dove si farà la media per selezionare gli atleti rimanenti».
«Sono consapevole delle mie forze, devo ancora lavorare tanto sotto l’aspetto mentale per esprimere al meglio le mie capacità fisiche. I tempi ce li ho: quello che ho dimostrato a me stesso in gara e in allenamento non è ancora lontanamente vicino a quello che posso fare. E quindi, basandomi su questa fiducia, darò tutto me stesso per fare del mio meglio».









