Ginnastica artistica, Raisman sul caso Nassar: “Disgustata, abbiamo bisogno di risposte”

di - 22 novembre 2017

In seguito alle dichiarazioni giunte nel corso della giornata di oggi dalla sua amica e compagna di squadra Gabby Douglas (Le dichiarazioni della Douglas), Aly Raisman, capitano della squadra olimpica americana di ginnastica artistica che è salita sul primo gradino del podio nella finale a squadre di Londra e di Rio, non ha intenzione di fermarsi ed anzi, è determinata a cercare una soluzione che riesca a porre la parole “fine” al difficile momento che sta attraversando il mondo della ginnastica femminile statunitense.

Queste le sue parole, in un post pubblicato nel tardo pomeriggio di oggi, mercoledì 22 novembre, sul suo profilo Instagram: “È giunto il momento che il Dottor Larry si dichiari colpevole e riconosca le sue colpe. Sono molto disgustata del fatto che un importante medico che ha lavorato per la federazione ginnastica americana e a supporto della squadra olimpica americana sia stato in grado di comportarsi in questo modo nei confronti di così tante persone e per così tanto tempo. Fino a quando non comprenderemo appieno i difetti nel sistema che hanno permesso che tutto questo accadesse la prima volta e che continuasse per decenni, non possiamo essere certi che ciò non succeda di nuovo – ha sottolineato la campionessa olimpica al corpo libero nel 2012 e vice campionessa nel 2016 – Noi abbiamo bisogno di maggiori sicurezze, abbiamo bisogno di risposte”.

Dobbiamo dare molta attenzione alla cultura, alla governance ed alla leadership sportiva così da capire il problema e da cercare delle soluzioni che possano rendere il sistema e quindi, lo sport, più sicuro per le generazioni di oggi e di domani.
Io sono fortemente determinata ad impegnarmi per avere un reale e significativo cambiamento. Gli abusi non vanno mai bene; una volta è già troppa ed una persona altrettanto.
Non potremo mai sapere quanti altri potrebbero continuare a soffrire in silenzio per cui è importante per noi avere la possibilità di lavorare in un ambiente sicuro e confortevole, anche e soprattutto per quelli che arriveranno nel futuro”.

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