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Carlo Ancelotti al ‘Times’: “Più urli e meno i giocatori ti danno retta”

Carlo Ancelotti
Manager of Real Madrid Carlo Ancelotti before the UEFA Champions League semi final return leg football match between Manchester City and Real Madrid at the Etihad Stadium in Manchester England (Will Palmer SPP) PUBLICATIONxNOTxINxBRAxMEX Copyright: xWillxPalmer SPPx spp-en-WiPa-WP6_8872

Quando ho iniziato non ero così. Avevo un sistema che ho imparato al Milan da Arrigo Sacchi. Era il 4-4-2. E per questo ho rifiutato Roberto Baggio al Parma perché voleva giocare da numero 10. Ho detto: ‘No, non gioco con il 10’. All’epoca era uno dei migliori del mondo e l’ho rifiutato perché volevo giocare con due attaccanti… È stato un errore”. Lo ha detto l’allenatore del Real Madrid, Carlo Ancelotti in un’intervista al ‘Times’ a pochi giorni dalla finale contro il Borussia Dortmund in Champions League. Poi ricorda: “Ho provato a cambiare idea quando sono andato alla Juventus. Avevo Zidane ed era il numero 10. Lo devo mettere a destra o a sinistra? Impossibile. Da lì ho sempre tenuto conto delle caratteristiche dei giocatori per costruire il modulo”. “Avere una sola identità della propria squadra è un limite – spiega ancora – Giocavamo in Champions contro lo Shakhtar Donetsk di Roberto De Zerbi, un’ottima squadra. Quello che stava facendo con i terzini e in diverse posizioni, era davvero buono. Ma ho detto ai miei ‘vogliono che li pressiamo, non fatelo, è quello che cercano. Non pressateli e ci daranno la palla’. Non abbiamo pressato e abbiamo vinto 5-0″. La calma è stata sempre una qualità di Ancelotti. Più urli, meno ti danno retta”. “Il punto chiave è che ho molta passione, ma non sono ossessionato – aggiunge – Non sono ossessionato dal mio lavoro. Non lo sono mai stato, non riguardo al calcio. Mi è piaciuto molto, da giocatore, da allenatore, ma non divento matto. Sono calmo. È strano perché prima della partita di solito sono molto nervoso”.

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