Bari, Cheddira: “Se mi avesse chiamato Mancini non avrei accettato. Radici più importanti del successo”

Waild Cheddira Waild Cheddira, Bari - Foto LiveMedia/Emmanuele Mastrodonato

“Il mio sogno di rappresentare il Marocco è diventato realtà, ma è andato molto oltre”. Queste le parole del centravanti del Bari e della Nazionale marocchina, Walid Cheddira, reduce dalla grande esperienza ai Mondiali di Qatar 2022. “Sono stati giorni difficili da spiegare, ma che ricorderò per il resto della mia vita – ha aggiunto -. Sapevamo di essere forti e già prima di partire avevo detto che il nostro obiettivo era quello di essere la sorpresa del Mondiale: siamo arrivati a sognare la finale. Per qualcuno era incredibile, per noi deve essere un punto di partenza, non di arrivo

“Grazie alle nostre vittorie è sceso in piazza anche il re e questo ci inorgoglisce: siamo molto legati a lui, che è considerato un modernizzatore in Marocco – racconta Cheddira -. Io ho cercato di dare il mio contributo, anche se ho il rammarico per l’espulsione ai quarti con il Portogallo sono comunque contento.Quando Regragui mi ha chiamato in causa mi sono venuti in mente tutti i sacrifici che avevo fatto per arrivare fino a lì. Anche per me deve essere un punto di partenza, dopo un percorso giusto e graduale, nel quale non mi sono mai sentito sottovalutato, ma ho sempre avuto la fame e l’umiltà giusta. Le stesse che ho oggi: io mi guardo sempre indietro e non dimentico da dove vengo. A volte si rischia di fare il fenomeno, ma basta ricordarsi i sacrifici fatti per restare umili”.

Cheddira è stato l’italiano ad andare più avanti nel torneo insieme all’arbitro Orsato: “È un altro motivo di orgoglio per me. L’Italia è il Paese che ha accolto benissimo i miei genitori, il Paese dove sono nato e sono cresciuto: calcisticamente mi sento italiano”.

Ma se lo avesse chiamato Mancini “non avrei potuto accettare: la mia famiglia è marocchina, così come la mia cultura. Il mio sogno era giocare per il Marocco. Le radici e la cultura sono più importanti del successo e non si devono mai scordare. I miei genitori erano molto emozionati e orgogliosi prima e durante questo Mondiale: ma io non lo vivo come un riscatto, non c’è nulla da riscattare, ma un percorso da godersi, che spero sia solo all’inizio. Mio padre ha giocato anche lui nei campionati minori in Marocco, poi ha deciso di trasferirsi in Italia per cercare fortuna. A Loreto ha trovato lavoro come operaio, ora per fortuna può riposarsi un po'”.