Le gravi perdite e le difficoltà per il circuito del tennis femminile potrebbero portare a conseguenze davvero importanti nel 2027: il punto dall’Inghilterra
Secondo quanto riportato dal quotidiano britannico ‘The Telegraph’, il circuito professionistico di tennis femminile (WTA) corre un serio rischio di bancarotta entro il 2027. L’allarme è lanciato da dati finanziari preoccupanti: nel 2026 la WTA ha registrato perdite operative per 23 milioni di dollari, con una liquidità attuale ridotta a soli 15 milioni.
Se questo trend negativo dovesse ripetersi nel prossimo anno, il deficit complessivo raggiungerebbe i 46 milioni di dollari, portando l’organizzazione sull’orlo del fallimento.
Le motivazioni di questa crisi sono principalmente due. In primo luogo, la risoluzione anticipata dell’accordo triennale con l’Arabia Saudita per l’organizzazione delle WTA Finals. L’evento è stato spostato a Indian Wells, in California.
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Sebbene il mercato statunitense offra maggiori margini di crescita commerciale e spalti più pieni, il torneo dovrà essere finanziato in larga parte dalla WTA stessa, venendo a mancare i cospicui fondi arabi. In secondo luogo, sta volgendo al termine la partnership con CVC, fondo di private equity già attivo in Formula 1 e rugby.
Il circuito femminile deve reagire immediatamente per restare in piedi
Nel 2023, la WTA aveva ceduto il 20% delle proprie attività commerciali in cambio di 150 milioni di dollari in cinque anni; nel 2027 arriverà l’ultima tranche da 30 milioni, dopodiché questa fonte di reddito si esaurirà.
La nuova presidente Valerie Camillo, subentrata allo storico chairman Steve Simon, eredita dunque una struttura che necessita di una revisione totale e urgente. Senza una reazione immediata, potrebbero essere adottate misure drastiche con un impatto devastante sulle tenniste e sull’intero ecosistema del tennis mondiale.









