La Isinbayeva vuole Rio: “Io non sono dopata”

Elena Isinbayeva - Londra 2012 - Tab59 CC BY-SA 2.0

di Francesco Milano

«Spero che gli atleti russi vengano riammessi e possano competere a Rio de Janeiro. Il doping è un problema in tutto il mondo e insieme ne dobbiamo uscire». La stella russa del salto con l’asta Yelena Isinbayeva non rinuncia al sogno di chiudere la carriera con un terzo oro olimpico. La Russia è stata sospesa dalla Federazione internazionale di atletica leggera (Iaaf) dopo la pubblicazione da parte della Wada di un report contenente gravissime accuse di doping. Una decisione che, secondo la Isinbayeva, penalizza ingiustamente anche gli atleti puliti. «Posso solo dire che la situazione attuale nell’atletica è molto complicata, poco chiara e ingiusta. Spero che tutto si risolva in tempo per le Olimpiadi e che io possa rappresentare il mio paese», dice la 33enne di Volgograd in un’intervista all’agenzia Dpa.

Elena Isinbayeva_2008_Marco Paköeningrat CC BY-SA 2.0Nel corso della carriera la Isinbayeva ha fatto segnare ben 28 record del mondo, vincendo tre ori ai Mondiali e due alle Olimpiadi (Atene 2004 e Pechino 2008). Dieci anni fa è diventata la prima donna a superare l’asticella dei cinque metri nel salto con l’asta e ancora oggi vanta il record mondiale con la misura di 5,06. Dopo essere diventata mamma nel giugno 2014, la russa è tornata a gareggiare con l’obiettivo di centrare un terzo oro olimpico prima di ritirarsi. La Isinbayeva ha ammesso di essere rimasta «scioccata» dalla portata della vicenda che vede coinvolta l’atletica russa, insistendo però sulla necessità di una distinzione tra chi bara e chi gareggia senza ricorrere a scorciatoie. «Ho l’impressione che doveva essere presa una decisione senza guardare ai dettagli – ha sottolineato la campionessa russa – Gli atleti che non sono collegati allo scandalo e che non hanno mai avuto problemi con la Wada dovrebbero continuare ad allenarsi, a competere e ad agire come un modello per i giovani. Ma quegli atleti che hanno violato le regole devono affrontare le conseguenze delle loro azioni. È necessario fare una chiara distinzione».