Maurizio Marchetto è considerato una figura centrale nel pattinaggio di velocità italiano, un punto di riferimento tecnico e motivazionale per generazioni di atleti. La sua carriera nel mondo dello sport è cominciata da atleta, con partecipazioni olimpiche tra gli anni ’70 e ’80, ma è soprattuto come allenatore che ha lasciato il segno.
Negli anni ha infatti guidato la Nazionale italiana in diversi cicli olimpici, diventando il “guru” di questa disciplina in Italia: un ruolo paragonabile, per importanza e impatto, a quello di Julio Velasco nella pallavolo.
Dalle Olimpiadi di Torino alla rinascita moderna
Il percorso di Marchetto come allenatore ha raggiunto una prima grande consacrazione ai Giochi Olimpici di Torino 2006, dove il pattinatore Enrico Fabris e i suoi compagni conquistarono risultati storici. Da allora ha continuato a lavorare con grande decozione per costruire e consolidare un movimento solido, aiutando l’Italia a rimanere competitiva nel palrnoama internazionale dello speed skating. Dopo un periodo di transizione e di difficoltà nei cambi generazionali, il suo ritorno nel 2015 ha contributo a formare una squadra di alto livello, capace di competere ai massimi livelli mondiali.
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Questo lavoro di lungo periodo ha portato risultati sempre più significativi sia nelle discipline individuali che nelle prove di squadra, con prestazioni di rilievo non solo nelle Coppe del Mondo, ma anche e soprattutto nelle Olimpiadi Invernali, considerando i risultati che l’Italia sta ottenendo nella rassegna di Milano-Cortina 2026.
L’oro di Milano-Cortina e l’eredità di un tecnico leggendario
Ai Giochi Invernali di Milano-Cortina 2026 Marchetto ha raggiunto un altro traguardo straordinario: la vittoria nella prova a squadre maschile dello speed skating, con atleti come Davide Ghiotto, Andrea Giovannini e Michele Malfatti che sono saliti sul gradino più alto del podio dopo una finale sontuosa. Questo successo, vent’anni dopo l’oro di Torino, testimonia la continuità e l’efficacia del lavoro del tecnico veneto.
Nel corso della sua carriera, Marchetto non ha solo puntato sui risultati, ma ha saputo costruire un gruppo coeso, capace di sostenersi a vicenda e di competere con costanza ai livelli più alti. La sua eredità va oltre le medaglie: è nel saper motivare, organizzare e plasmare gli atleti che la sua figura trova la sua più grande espressione.
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