Dalle biciclette sui rulli alle sfide su percorsi digitali: il Cycling Esports unisce preparazione atletica e tecnologia. Dai primi Mondiali del 2020 alle novità del 2026, ecco come si è sviluppata una disciplina sempre più presente nel panorama ciclistico internazionale.
La fatica è reale, la strada è virtuale. È questo il principio alla base del Cycling Esports, la disciplina che permette ai ciclisti di sfidarsi pedalando su biciclette collegate a piattaforme digitali, senza muoversi fisicamente dal luogo in cui si trovano. Una forma di competizione che unisce sport e tecnologia, riconosciuta dall’Unione Ciclistica Internazionale (UCI) e ormai protagonista anche di Campionati del Mondo e titoli nazionali.
A differenza di quanto si potrebbe immaginare, non si tratta di un videogioco nel quale i partecipanti controllano un ciclista attraverso un joystick. Gli atleti pedalano realmente, affrontando uno sforzo fisico che viene tradotto in movimento all’interno di un percorso virtuale. Resistenza, potenza e capacità di gestione della gara restano elementi fondamentali, ai quali si aggiungono caratteristiche tattiche specifiche di questo tipo di competizioni.
Come funziona il Cycling Esports
Per partecipare a una gara di ciclismo virtuale si utilizza generalmente una bicicletta montata su un rullo intelligente, chiamato smart trainer, oppure un’apposita bicicletta indoor. L’attrezzatura viene collegata a un software capace di riprodurre ambienti digitali, con strade, salite, discese e avversari rappresentati sullo schermo.
Piattaforme come Zwift e MyWhoosh consentono di trasformare la pedalata in una prestazione virtuale. I dispositivi misurano parametri come la potenza sviluppata, espressa in watt, e la cadenza, mentre il programma elabora i dati per determinare l’avanzamento del ciclista lungo il tracciato.
I rulli intelligenti possono inoltre modificare la resistenza in base alle caratteristiche del percorso. Quando sullo schermo compare una salita, pedalare diventa più impegnativo, riproducendo parte delle sensazioni di una vera scalata.
Gli atleti possono così confrontarsi in tempo reale anche trovandosi in città o Paesi differenti. Non tutte le competizioni, però, si svolgono a distanza: gli eventi più importanti possono riunire i partecipanti nello stesso impianto, dove ciascuno pedala sulla propria postazione mentre la gara prende forma sugli schermi.
La componente fisica rimane centrale, ma rispetto al ciclismo tradizionale cambiano alcuni fattori. Non occorre affrontare realmente curve e discese, controllare l’equilibrio o fronteggiare il vento laterale. Diventano invece particolarmente importanti la gestione dello sforzo, la lettura delle dinamiche virtuali e, a seconda del regolamento, la conquista di punti intermedi.
Dalle prime piattaforme ai Campionati del Mondo
Il ciclismo indoor esiste da decenni, ma la possibilità di collegare le biciclette a software interattivi e sfidare altri utenti attraverso Internet ha trasformato progressivamente l’allenamento domestico in una vera attività competitiva.
Una tappa fondamentale arriva nel settembre 2018, quando l’UCI inserisce il Cycling Esports nella propria costituzione. L’anno successivo viene avviata una collaborazione con Zwift per sviluppare la disciplina e definire strumenti e regole in grado di garantire l’affidabilità delle competizioni.
Il primo Campionato del Mondo UCI di Cycling Esports si disputa nel dicembre 2020, sulla piattaforma Zwift. L’edizione inaugurale, organizzata nell’anno segnato dalla pandemia di Covid-19, assegna le prime maglie iridate al tedesco Jason Osborne e alla sudafricana Ashleigh Moolman-Pasio.
La pandemia contribuisce ad accelerare la diffusione delle gare virtuali, offrendo ai ciclisti un’alternativa durante le interruzioni delle competizioni tradizionali. Ma il fenomeno non si esaurisce con la ripresa dell’attività su strada.
Dopo le edizioni mondiali del 2022 e del 2023, disputate ancora su Zwift, l’UCI affida l’organizzazione dei Mondiali 2024, 2025 e 2026 a MyWhoosh, piattaforma nata ad Abu Dhabi nel 2019.
La disciplina evolve anche dal punto di vista sportivo. Accanto alle corse virtuali tradizionali vengono introdotti formati basati su prove differenti e classifiche a punti, pensati per valorizzare non soltanto la potenza fisica, ma anche la capacità di interpretare la gara.
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Il Cycling Esports in Italia
Anche la Federazione Ciclistica Italiana ha progressivamente sviluppato l’attività agonistica virtuale, attraverso iniziative di qualificazione, competizioni nazionali e partecipazione agli appuntamenti internazionali.
Nel 2025, a Spoleto, il Premio Francesco Cesarini – Dream Ahead ha assegnato i primi titoli italiani eSport nelle categorie Juniores e Amatori, con gare disputate sulla piattaforma MyWhoosh.
Un nuovo appuntamento è previsto per sabato 24 ottobre 2026 al Velodromo di Montichiari, sede del Campionato Italiano eSport FCI – Premio Francesco Cesarini Dream Ahead. La manifestazione coinvolgerà, tra gli altri, gli Allievi del secondo anno, gli Juniores e i ciclisti delle categorie amatoriali.
L’evento avrà anche una funzione di valorizzazione dei talenti. Secondo il programma annunciato dagli organizzatori, i primi due classificati potranno partecipare a uno stage con una formazione professionistica, mentre per i primi tre è prevista una valutazione presso il Centro Mapei Sport.
Un esempio di come il ciclismo virtuale possa affiancare quello tradizionale, offrendo ulteriori occasioni per osservare e mettere alla prova le capacità degli atleti.
Regole, controlli e affidabilità dei risultati
Uno degli aspetti più delicati del Cycling Esports riguarda la regolarità delle competizioni. Poiché le prestazioni vengono misurate e trasmesse attraverso dispositivi elettronici, è indispensabile assicurarsi che i dati siano corretti e che tutti gareggino in condizioni comparabili.
Le competizioni internazionali prevedono procedure di verifica dell’identità degli atleti, delle caratteristiche fisiche dichiarate e degli strumenti utilizzati per registrare le prestazioni. Possono essere richieste misurazioni della potenza attraverso dispositivi indipendenti, controlli video, verifiche prima e dopo la gara e il rispetto delle norme antidoping.
La tecnologia, dunque, non rappresenta soltanto lo strumento che rende possibile la competizione, ma anche un elemento da controllare per garantirne la credibilità sportiva.
Il futuro: nuove categorie e gare sempre più strategiche
Il 2026 rappresenta un ulteriore passaggio nello sviluppo del Cycling Esports. L’UCI ha annunciato un formato rinnovato per la finale dei Campionati del Mondo Elite, in programma il 5 dicembre a Copenaghen, che prevede due prove con classifica a punti.
I corridori dovranno affrontare situazioni nelle quali le opportunità di punteggio possono comparire all’ultimo momento e scegliere tra percorsi alternativi con caratteristiche differenti. Non sarà quindi sufficiente tagliare per primi il traguardo: il titolo iridato andrà a chi avrà raccolto il maggior numero di punti complessivi.
Un’altra novità riguarda l’allargamento della disciplina a nuove fasce d’età. Per il 12 dicembre 2026 è prevista la prima edizione dei Campionati del Mondo UCI di Cycling Esports riservati a Juniores e Masters, con gare a distanza sulla piattaforma MyWhoosh. Un’apertura significativa che affianca alle categorie Elite nuove opportunità di competizione internazionale.
Restano comunque alcune sfide da affrontare, a cominciare dai costi delle attrezzature, dalla necessità di connessioni affidabili e dalla standardizzazione dei controlli. Anche la capacità di coinvolgere il pubblico sarà determinante per la crescita della disciplina.
La prospettiva più concreta, tuttavia, non sembra essere quella di una sostituzione delle corse su strada. Il Cycling Esports offre un’esperienza differente, capace di abbattere le distanze geografiche, ampliare le possibilità di allenamento e creare nuovi percorsi competitivi.
Il ciclismo virtuale non elimina la fatica, ma cambia il luogo in cui viene affrontata. E in uno sport nel quale preparazione atletica e innovazione tecnologica convivono da tempo, potrebbe rappresentare una delle strade attraverso cui avvicinare nuove generazioni al mondo delle due ruote.









