Roma, Spinazzola: “All’Europeo stavo da Dio. Sento la stima di Mancini”

Leonardo Spinazzola, Roma - Foto Antonio Fraioli Leonardo Spinazzola, Roma - Foto Antonio Fraioli

Stavo da Dio, stavo proprio da Dio, volavo: mi sentivo volare in campo“. Lo ha detto il giocatore della nazionale e della Roma, Leonardo Spinazzola a Pierluigi Diaco durante la prima puntata di ‘Ti Sento’, in onda su Rai2 questa sera alle 23.05. L’esterno sinistro, nominato nel miglior 11 del torneo, è ora impegnato nel recupero dalla rottura del tendine d’achille: “Quando rientro? Io ho detto a fine novembre rientro in squadra in gruppo, questo non significa giocare nella partita ma che rientro in gruppo che respiro la squadra. E’ già una grande cosa! E’ una cosa mia, è una scaletta mentale, l’equilibrio! E’ quello, perché io tutti i giorni punto quel giorno”.

E ancora: “Ti aspettiamo presto, abbiamo bisogno di te hai un gran fisico, recupererai in fretta”, gli ha detto in un videomessaggio Roberto Mancini. “Penso – ha detto Spinazzola – che lui me ne voglia tanto, di bene…mi stuzzicava sempre ‘non fare questo non fare quello’. E’ un bene quando un mister, quando una persona ti sta sempre addosso, significa che prova qualcosa no? E quello me l’ha fatto sempre capire ma anche prima dell’Europeo. Io mi sono sempre sentito parte di quella squadra e mi sono sempre sentito la stima che il mister aveva nei miei confronti”. Spinazzola ha poi rivelato che da ragazzo era bullizzato per il suo sorriso: Mi portavano un pochino in giro, mi dicevano ‘castoro’ perché avevo i denti grandi all’infuori”. Si tratta di frasi che lo avevano ferito: “Ero alle medie avevo 12, poi fino anche 14 anni, anche in convitto o simili. ‘Siamo tre papà castoro’ mi cantavano quello! Eh sì m’arrabbiavo, però dopo crescendo penso che è la cosa più bella che ho questo sorriso“. Ai ragazzi che oggi non sanno difendersi di fronte al bullismo, il calciatore dice “che sono migliori di loro senza dubbio. Perché chi parla tanto degli altri non è molto sicuro di sé stesso penso”.

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Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio