Genoa-Napoli, Ancelotti non parla: davanti alle tv il figlio Davide

Carlo Ancelotti Carlo Ancelotti - Foto Antonio Fraioli

Il maltempo? Una problematica in più ma siamo stati ad affrontarla e abbiamo dovuto cambiare il modo di giocare. Il Genoa gioca in un modo particolare e siamo stati bravi ad affrontare tutte queste insidie”. Questo il commento di Davide Ancelotti, vice allenatore del Napoli, al termine di Genoa-Napoli 1-2, anticipo della dodicesima giornata di Serie A. Il figlio dell’allenatore partenopeo si è presentato ai microfoni di Dazn nel post partita al Ferraris e ha sostituito papà Carlo scherzando: “Anche il mister ha bisogno di un turno di riposo, non solo i calciatori. Ha fatto turn over anche lui oggi”.

Poi Davide Ancelotti si è soffermato sul suo ruolo: “Faccio lo stesso lavoro dei miei colleghi dello staff, l’unica differenza è che a volte posso essere più diretto nella comunicazione con mio padre. Il lavoro sta andando bene, abbiamo un gruppo di lavoro molto competente con dei ragazzi umili che si mettono a disposizione sempre”.
Un gol di Fabian Ruiz e una autorete di Biraschi hanno permesso ai partenopei di conquistare i tre punti:Se è la partita della svolta? Si tratta di una tappa del processo di crescita – ha aggiunto il vice del Napoli ai microfoni di Sky Sport – Al ritorno degli spogliatoi abbiamo cambiato modo di affrontare la partita e questo i ragazzi lo hanno fatto benissimo. Nel primo tempo invece abbiamo fatto errori dovuti a poca consapevolezza nel possesso palla. I cambi? Si decidono sempre insieme con lo staff tecnico ma la decisione finale la prende il mister”.

Poi ha concluso: “La sospensione? Le condizioni del campo erano difficili ma chi prende le decisioni è l’arbitro e lui ha deciso di giocare. Ma la forza di questa squadra è quella di essersi adattata e quando decidiamo di cambiare qualcosa lo facciamo tutti insieme. Milan-Juventus? Dobbiamo pensare alle nostre partite”.

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Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio