Amarcord

L’angolo del ricordo: Mondiali 2002, il Brasile dei “pentacampeones”

Nel 2002, per la prima volta nella storia, il campionato Mondiale di calcio si disputa in un continente diverso da Europa e Sud America: la diciassettesima edizione dei Mondiali è assegnata a Giappone e Corea del Sud. La competizione parte subito con una sorpresa, dato che la Francia campione in carica viene eliminata subito dal Senegal nella fase dei gironi senza segnare alcun gol. L’Italia riesce a durare un po’ di più, ma viene eliminata ai quarti di finale dalla Corea del Sud con l’aiuto di discutibili decisioni arbitrali. Brasile e Germania vanno avanti nel segno delle loro caratteristiche. I verdeoro fanno fuori in semifinale un’ottima Turchia e un ottimo Rüstü. Il portiere turco compie delle grandi parate nel primo tempo, prima su Cafu, poi su Rivaldo, ma nella ripresa nulla può contro Ronaldo il Fenomeno che porta i suoi compagni direttamente in finale a distanza di un anno dal terribile infortunio al tendine rotuleo durante la finale di Coppa Italia fra Lazio e Inter. La panchina brasiliana scoppia dalla gioia: terza finale mondiale consecutiva. Nell’altra semifinale i tedeschi si trovano di fronte l’undici coreano padrone di casa e il risultato rimane bloccato per gran parte del match. A quindici minuti dalla fine ci pensa Ballack che con un tap-in di sinistro butta la palla in rete. Questa volta nessun aiuto arbitrale per gli asiatici e la Germania vola in finale.

LA FINALE – 30 giugno 2002. Allo stadio di Yokohama va in scena Germania-Brasile arbitrata da Collina. Si tratta di una partita molto particolare dato che si trovano una di fronte all’altra le due nazionali con più Mondiali in bacheca, insieme all’Italia, e nonostante siano delle assidue partecipanti della competizione è il primo confronto in assoluto tra i tedeschi e i verdeoro. Voeller schiera Kahn, Linke, Ramelow, Metzelder, Frings, Hamann, Jeremies, Bode, Schneider, Neuville e Klose. Scolari gli risponde con Marcos, Lucio, Roque Junior, Edmilson, Cafu, Gilberto Silva, Kleberson, Roberto Carlos, Rivaldo, Ronaldinho e Ronaldo. Il match inizia nel modo in cui nessuno si era immaginato: la Germania che tiene il dominio del gioco bloccando le incursioni di Cafu e Roberto Carlos sulle fasce e il Brasile che cerca di ripartire in contropiede. I brasiliani sembrano disorientati, Rivaldo non è sceso in campo e Ronaldo e Ronaldinho sono lasciati soli a stessi. Così i tedeschi continuano ad attaccare ma non si rendono pericolosi come vorrebbero e piano piano il Brasile fa uscire fuori la classica fantasia nelle giocate che lo ha sempre caratterizzato e ora sì che tutti lo riconosciamo. Il duo Rivaldo-Ronaldinho che smistano assist in abbondanza, che sono genialità allo stato puro, le formidabili spinte sulle fasce di Cafu e Roberto Carlos, la crescita di Edmilson diventato un playmaker di lusso. Sta uscendo fuori il Brasile che ci si aspetta. L’unico che appare teso e impacciato è proprio il Fenomeno, forse con la testa al suo infortunio, alla finale persa a Parigi, al fatto che tutti hanno atteso il suo ritorno. I pensieri sembrano prevaricarlo quando al 18’ fallisce l’occasione sul lancio verticale di Ronaldinho. Esterno sinistro e palla fuori. Da quel momento però, la partita sembra cambiare faccia: il finale del primo tempo è tutto verdeoro con Kleberson che fa tremare per la prima volta la nazionale tedesca con un tiro da fuori area che spacca la traversa. Ci riprova pochi minuti dopo Ronaldo, ma Kahn resiste e respinge. Nella ripresa si rientra in campo e stavolta tocca ai brasiliani tremare: Neuville al 48’ fa partire un missile che Marcos in qualche modo riesce a deviare sul palo. E quest’azione sa molto di avvertimento. Abbassare la guardia sarebbe un errore fatale. I brasiliani si fanno sempre più intraprendenti e al 67’ Ronaldo si scrolla di dosso quei pensieri opprimenti, ruba palla ad Hamann al limite dell’area e la gira a Rivaldo. Il numero 10 verdeoro decide di tirare in porta e in quel momento accade l’irreparabile. Kahn fa quello che non fa mai: sbaglia la presa. Da due passi Ronaldo deve solo appoggiare la palla in rete. 1-0 per il Brasile. La Germania capisce che è l’ora di fare sul serio e ci prova, eccome se ci prova, ma sposta troppo in avanti il suo baricentro e permette al Brasile di trovare gli spazi giusti per il colpo di grazia. Al 79’ Kleberson la mette in mezzo, velo di Rivaldo e Ronaldo fa partire un tiro a giro, imparabile. Un colpo da biliardo. La Germania lotta, ma non c’è nulla da fare. Il Brasile è campione e la Coppa del Mondo finisce tra le mani di Cafu, il capitano delle tre finali. La Germania si è dovuta inchinare davanti a dei campioni e davanti al talento di Ronaldo, autore di una doppietta che segnò la sua rinascita. Una doppietta che gli permise di raggiungere Pelè nella classifica dei marcatori mondiali di tutti i tempi e che finalmente chiuse il capitolo di quegli anni maledetti viziati dal Mondiale di Francia ’98, dallo scudetto perso con l’Inter e da quel ginocchio di cristallo. Ora l’unica cosa che contava era quel Mondiale, che aveva vinto guidando una squadra di “pentacampeones”.

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