Per l’Italia la sfida di Zenica contro la Bosnia non rappresenta soltanto un passaggio sportivo decisivo, ma anche un crocevia economico di grande rilievo. La Nazionale di Gennaro Gattuso si gioca infatti l’accesso al prossimo Mondiale in una finale secca che può rimettere il calcio italiano dentro la competizione più importante dopo dodici anni di assenza.
E, insieme al prestigio e all’immagine, c’è anche un ritorno finanziario tutt’altro che marginale per la FIGC: la qualificazione porterebbe infatti nelle casse federali circa 30 milioni di euro tra premi e ricavi commerciali.
Premi FIFA e sponsor: quanto vale davvero il pass Mondiale
Una partite consistente di questo possibile bottino arriverebbe direttamente dalla FIFA. L’accesso almeno alla fase a gironi garantirebbe infatti un premio di partecipazione da circa 9 milioni di euro, a cui si aggiungerebbe un ulteriore contributo di circa 1,5 milioni destinato alla copertura dei costi.
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Ma non è tutto: il Mondiale avrebbe anche un effetto importante sul fronte delle sponsorizzazione, perché la presenza dell’Italia in una vetrina globale di questo livello renderebbe la Nazionale molto più appetibile dal punto di vista commerciale. In sostanza, vincere in Bosnia significherebbe non solo evitare un altro fallimento, ma anche riaprire una fonte di introiti che oggi pesa parecchio.
C’è anche il mercato americano dietro la corsa azzurra
Dentro questo ragionamento entra pure il tema del merchandising. Il mercato degli Stati Uniti è infatti particolarmente strategico per la vendita delle maglie azzurre e, più in generale, per la valorizzazione del brand Italia.
Per questo la qualificazione al Mondiale avrebbe un impatto che va oltre il campo: significherebbe tornare visibile, spendibili e commercialmente forti in un contesto internazionale chiave. Insomma, a Zenica non si gioca soltanto una partita, ma una fetta importante del futuro tecnico, simbolico ed economico del movimento.










