Scolari ricorda la morte del padre di Ronaldo: “Glielo dissi io, ma volle giocare lo stesso”

Cristiano Ronaldo Cristiano Ronaldo - Foto Antonio Fraioli

Luiz Felipe Scolari ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni de L’Equipe ripercorrendo alcuni momenti significativi della sua carriera, come quando era alla guida della Nazionale portoghese e del rapporto con Cristiano Ronaldo:Potrebbe diventare un grande allenatore, ma lo vedo ancora più in alto, magari come dirigente di un club prestigioso. L’ho fatto diventare il mio capitano a 22 anni principalmente perché stavamo giocando per la prima volta dalla morte di Carlos Silva, un membro della Federazione vicino a Ronaldo. Era il momento giusto per farlo diventare un capitano. CR7 ha questa mentalità di leadership, perché è un leader positivo per gli altri e si comporta sempre bene nel gruppo. Non potevamo trovare un successore migliore di Luis Figo”. In particolare, Scolari ha ricordato un momento delicato della vita di Cristiano Ronaldo, la morte di suo padre: Eravamo in Russia quando ci hanno dato la notizia. Tutti erano scioccati, io per primo. Ma lui aveva l’età di mio figlio, quindi quando andai a dirglielo gli parlai come un padre con suo figlio – ha proseguito il brasiliano – Parlammo per circa quaranta minuti, c’erano molte lacrime, anche da parte mia. Mi ha toccato terribilmente il fatto che abbia affrontato questo da così giovane. Gli è stata data l’opportunità di tornare direttamente in Portogallo ma lui mi ha risposto: ‘No, domani gioco e poi torno dalla mia famiglia’. Non ha fatto una partita come le altre, anzi. Credo abbia avuto una delle sue migliori partite con il Portogallo. Questo dimostra anche come sia un professionista di altissima qualità. Il suo passaggio da dribblatore a marcatore puro? Gli sono stati dati i mezzi per farlo. Non credevo l’avrei fatto diventare il giocatore migliore del mondo. Tutto quello che è diventato lo deve al suo grande lavoro. La sua disciplina e dedizione al lavoro: tutto è merito suo”.