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NBA 2019/2020: la presentazione del roster dei New York Knicks

Una pallacanestro insignificante è stata la norma presso la 33rd Street di New York: uno status che, con eccezione di alcuni tratti di sollievo, è rimasto invariato nella Grande Mela per almeno due decadi. Per la sesta stagione consecutiva i Knicks hanno fallito l’accesso ai playoffs: hanno probabilmente toccato (nuovamente) il fondo terminando la stagione con il peggior record e tradando il loro probabile salvatore, Kristaps Porzingis, una settimana prima della trade deadline.

LA PRESENTAZIONE DI TUTTE LE ALTRE SQUADRE

RECORD 2018/2019: 17-65, fallita la qualificazione ai playoffs.

ARRIVI: Elfrid Payton (free agency), Bobby Portis (free agency), Julius Randle (free agency), Taj Gibson (free agency), R.J. Barrett (Draft).

PARTENZE: Emmanuel Mudiay, Mario Hezonja, DeAndre Jordan, Noah Vonleh.

PROBABILE QUINTETTO 2019/2020: Dennis Smith Jr., Barrett, Morris, Randle, Robinson.

PANCHINA 2019/2020: Payton, Bullock, Ellington, Allen, Trier, Ntilikina, Knox, Dotson, Portis, Gibson.

Tra la talentuosa ala e la franchigia non scorreva buon sangue, sia prima che dopo l’operazione al ginocchio che ha impedito al lettone di scendere sul parquet per l’intera durata della stagione 2018/2019. Il nuovo front-office avrebbe dovuto piallare i diverbi e scendere a un compromesso: ciò non è accaduto e la richiesta di trade di Porzingis ha gettato i Knicks all’interno di un loop da incubo. Il lettone ha più volte affermato che non avrebbe mai firmato un’estensione, scelta che a New York sono stati costretti ad accettare. Così è finita la strana saga di Porzingis, ossia l’unico giocatore emerso positivamente durante la terrificante era Phil Jackson. Per quanto riguarda gli altri giocatori, la franchigia ha ottenuto una produzione decisamente irregolare e dovuta soprattutto dai tentativi d’intraprendenza dei giovani: il rookie Kevin Knox è stato ampiamente inconsistente, Dennis Smith Jr. (ottenuto tramite la trade di Porzingis) ha tirato col 28.9% dall’arco e Frank Ntilikina, ottava scelta assoluta al Draft 2017, è sprofondato all’interno della rotazione. Una speranza strozzata proviene dalle prestazioni di Allonzo Trier e Mitchell Robinson, sempre tuttavia all’interno di una stagione da buttare e dimenticare.

Il miglior scenario estivo per i Knicks sarebbe stato il seguente: essere baciati dalla fortuna al Draft e far scattare la magia firmando stars di lusso all’interno della free-agency. Ciò sarebbe stato un contrappasso positivo a tutte le sciagure avvenute negli anni recenti. Tuttavia era soltanto un sogno, citando The Notorious B.I.G, dal quale i Knicks e i fans si sono svegliati freddi di sudore. La trade di Porzingis era mirata a far respirare lo spazio salariale: mossa dannosa senza l’approdo di Kevin Durant e Kyrie Irving. Ancora più doloroso è stato incassare 65 sconfitte (molte fisiologiche, altre ottenute di proposito) per poi vedere Zion Williamson approdare ai New Orleans Pelicans, ossia una franchigia che aveva poco meno della metà delle possibilità dei Knicks di pescare la prima scelta. Il Draft è poi virato da Zion al suo “partner in crime” a Duke.

C’è comunque una buona notizia: i Knicks avranno maggior talento nella stagione 2019/2020, mantenendo comunque una flessibilità a livello di salary cap. L’unica scelta possibile era scegliere alla terza R.J. Barrett che, chissà, potrebbe dimostrarsi valevole quasi quanto Zion. Barrett è un giocatore completo: può giocare sia come undersized small forward o come oversized shooting guard, portando comunque ottima presenza in entrambe le posizioni. Ha voluto intensamente la canotta dei Knicks e ha tutti i fattori intangibili per poter crescere. C’è comunque da sfatare la maledizione dei rookies che, fatta eccezione di Porzingis, non sono mai valsi una miniera d’oro. E’ palese come l’aver mancato la prima scelta assoluta abbia provocato un effetto domino nella free-agency. Ad esempio: c’è davvero qualcuno convinto che Irving e Durant avrebbero ugualmente scelto Brooklyn con Williamson accasato ai Knicks? Probabilmente no. E’ troppo facile al momento scrivere col senno di poi: ciò che è sicuro è la quantità di soldi a disposizione del front-office, senza tuttavia giocatori stratosferici.

Tristemente, il brand Knicks è così danneggiato da non essere stato in grado neanche di avvicinarsi a un top free agent: tenendo conto delle interviste dei big, quasi tutti hanno considerato la sponda blu-arancione della Grande Mela come il piano B. Il fulcro del discorso sta nel guadagnare rispetto da parte dei giocatori entro le prossime due estati, per poter finalmente diventare candidata contender. Tuttavia è stata percorsa stranamente una strada a breve termine tramite contratti affatto brillanti riguardanti giocatori della stessa posizione. Certo, Julius Randle può giocare centro (e può farlo anche Bobby Portis), ma i Knicks riservano tante speranze su Robinson. Come faranno i pezzi del puzzle a combaciare? La decisione più strana dell’intera estate potrebbe essere quella di Marcus Morris, il quale ha snobbato prima Los Angeles Lakers e poi San Antonio Spurs per mettersi a disposizione di coach David Fitzdale. Una scelta sciagurata: un giocatore con la chance di abbracciare una delle organizzazioni più rispettate dell’NBA ha improvvisamente pensieri devianti, decidendo di andare agli antipodi. Se tutti i giocatori iniziassero ad aderire al trend di Morris solo dai piani alti saprebbero cosa potrebbe accadere.

I Knicks hanno fatto il pieno di power forwards dal simile talento (le quali generano un eccesso in almeno due posizioni) quando avrebbero potuto scegliere una strada diversa. D’altro canto, collezionare cattivi contratti da altre franchigie mantenendo ugualmente la scelta al primo round del 2021 potrebbe non essere un totale disastro. Gli Atlanta Hawks hanno seguito la stessa strada quest’estate e stesso discorso qualche anno fa per i Nets: queste due franchigie in via di sviluppo hanno sfruttato l’ampio cap space per fare scorta di scelte da utilizzare poi come assets nelle trade (o semplicemente come scelte da sfruttare al Draft). L’obiettivo al momento è non permettere che quest’estate possa interferire con la crescita di Knox, Barrett e Robinson: per fare ciò i Knicks hanno intrapreso un approccio unico contro i malanni causati da Williamson, Durant ed Irving.

Sicuramente i free agents firmati aiuteranno i Knicks a vincere più partite: certo, parliamo sempre di un upgrade di un umiliante 17-65. Ma qual è il reale vantaggio dell’essere nel mezzo? Soprattutto: dov’è il vantaggio nel non essere abbastanza bravi per accedere ai playoffs e nel non essere troppo scarsi per guadagnare una soddisfacente scelta al Draft?

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