Fmsi, Maurizio Casasco: “Bene i defibrillatori in campo, ma serve formazione ai calciatori”

di - 30 novembre 2016
calcio

“In questi giorni vogliamo rivendicare la nostra competenza e il ruolo fondamentale che rivestiamo nell’evoluzione del paese”. Il presidente della Federazione medico sportiva italiana Maurizio Casasco presenta così il XXXV Congresso al via oggi presso l’Hotel Roma Cavalieri con al centro il tema “Guardiamo al futuro: l’atleta al centro”. Per il numero uno della Fmsi, candidato unico nell’Assemblea elettiva convocata sabato prossimo e dunque pronto alla conferma per il quadriennio 2017-2020, il sistema sportivo italiano deve fare tanti passi avanti soprattutto nel campo della formazione e dell’educazione medica.

“Da sempre la prevenzione fa parte della nostra cultura – sottolinea Casasco – È importante non solo perché va a ridurre il numero delle morti improvvise sui campi di gara, ma perché permette l’individuazione di pericolose patologie. Al riguardo bisogna capire una cosa: per chi fa attività fisica il rischio non è legato soltanto a problemi cardiopolmonari ma soprattutto alle concussioni cerebrali”. Proprio per questo, spiega Casasco, “la formazione è fondamentale: la legge Balduzzi prevede l’applicazione del Pssd (Pronto soccorso sportivo defibrillato, ndr) ma spesso non viene rispettata, se non in alcune realtà circoscritte, come nel mondo del rugby dove tutti sanno cosa fare”.

Nel calcio, invece, la situazione è differente: “Oggi i giocatori non sanno come comportarsi quando c’è un infortunio, si stringono attorno al compagno a terra e intervengono in modo inappropriato, mentre dovrebbero soltanto allontanarsi in attesa dell’intervento dei medici – osserva Casasco – Il modello organizzativo sulle emergenze nei campi di gara è chiaro, ognuno dovrebbe sapere perfettamente cosa fare e come agire: basterebbe fare un briefing prima di scendere in campo tra gli arbitri, i medici sociali, i capitani e anche la figura del ‘match doctor’ che potrebbe essere il quarto uomo”.

Formazione ed educazione tra i grandi, dunque, senza però dimenticare i giovani. Anzi. “L’epigenetica parla chiaro – aggiunge Casasco – i nostri geni sono influenzati da tre fattori: ambiente, nutrizione e attività fisica. Perché nella scuola dobbiamo andare a implorare due ore di ginnastica? Perché non farne cinque a settimana, magari prima dell’inizio delle lezioni? Cosa aspettiamo ad investire nell’educazione e nella formazione? C’è un problema culturale. Dobbiamo investire negli asili e nelle scuole”. Un appello chiaro e diretto, che sarà approfondito nella tre giorni di incontri del XXXV Congresso della Fmsi.

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