ESCLUSIVA – Simone Vagnozzi (coach Sinner): “Stiamo inserendo nuovi dettagli, ma senza destabilizzare Jannik”

Jannik Sinner e Simone Vagnozzi - Foto Sportface Jannik Sinner e Simone Vagnozzi - Foto Sportface

da Parigi, Alessandro Nizegorodcew

Jannik Sinner è pronto per Parigi. Un’ora di allenamento con Alexander Zverev e poi ancora in campo, con coach Simone Vagnozzi, per provare tanti servizi, dritto dal cesto e slice di rovescio. Al termine della sessione mattutina sul court 7 del Roland Garros abbiamo intervistato ‘Vagno’, che a Parigi ha già vissuto una grande cavalcata nel 2018, sino a una clamorosa semifinale al fianco di Marco Cecchinato.

A Parigi i tuoi ricordi sono indimenticabili.
“I ricordi qui sono indelebili e tornare nei luoghi in cui si sono raggiunti grandi risultati è bellissimo”.

Sono passati circa tre mesi da quando hai cominciato a lavorare con Jannik Sinner. Dall’esterno forse si fa fatica a capire quanto sia importante conoscersi, giorno dopo giorno, sia a livello tennistico che, soprattutto, umano.
“È un aspetto fondamentale. Ci conosciamo sempre meglio e diventa così più facile lavorare insieme. So come reagisce a determinati stimoli e lui, conoscendomi meglio, si fida maggiormente. Entrare in sintonia è una parte importantissima di questo lavoro”.

Parliamo delle novità nel gioco di Sinner: aveva già inserito lo scorso anno la smorzata, ma ora sembra più lucido nella giocata; sa quando giocarla e come.
“Penso che contro Tsitsipas al Foro Italico abbia messo in campo un’ottima prestazione sotto questo punto di vista. Ha giocato la smorzata al momento giusto. Ovviamente avevamo studiato tatticamente il match e sapevamo che avrebbe potuto usare ogni tanto la palla corta. Ma voglio sottolineare che Jannik non deve vincere le partite con la smorzata; deve essere un’arma che gli può permettere di trovare un maggior numero di vincenti”.

In che senso?
“Se giochi solamente tirando a 200 all’ora l’avversario si mette fuori dal campo a difendere e non viene destabilizzato. Se invece fai capire a chi è dall’altra parte del campo che puoi fare più cose, la musica cambia. Contro Zverev a Montecarlo è mancato probabilmente questo aspetto. Stiamo lavorando tanto anche sul servizio, anche se agli occhi di chi osserva risalta subito la palla corta. È un processo lungo, che riguarda tanti piccoli dettagli. Va detto che partiva già da un bagaglio tecnico importante, noi stiamo cercando di inserire cose nuove”.

Il servizio di Sinner è probabilmente il colpo che potrà fare la differenza, sempre di più, in futuro.
“Come dicevo, è il fondamentale su cui stiamo lavorando di più. Sta provando a fare più punti diretti con la battuta, cerca maggiormente di servire vicino alle righe e, quindi, la percentuale ogni tanto si abbassa. Anche in questo caso di tratta di un processo, deve imparare a scegliere quando tirare la prima vincente, quando aprirsi il campo con lo slice e capire i momenti in cui utilizzare il kick”.

Torno sul primo set contro Tsitsipas, nel quale si sono viste complessivamente cose interessanti.
“Avevamo studiato bene tatticamente il match, anche in questo caso si tratta di un percorso. Quando si inseriscono novità nel proprio gioco si rischia di pensare troppo e all’inizio è sicuramente un problema, perché non si va in automatico. Quando penserà meno e agirà in maniera più automatica a livello tattico faremo un salto in avanti nel percorso di crescita. Non bisogna però destabilizzare il ragazzo e si deve quindi andare per step. Dico sempre a Jannik che in questi mesi sta ottenendo dei risultati pazzeschi nonostante le difficoltà che si trova davanti a causa delle novità che sto provando a inserire”.

Jannik Sinner - Foto Sportface

Jannik Sinner – Foto Sportface

Covid, cambio di coach/team e nuove metodologie. Prendere un giocatore in corsa, durante la stagione, non è mai semplice. In questo caso soprattutto per quanto concerne la condizione fisica.
“C’è bisogno di tempo. Anche il preparatore fisico, Davide Cassinello, ha avuto bisogno di qualche settimana di lavoro per capire come Jannik rispondesse a determinati stimoli fisici. Durante i tornei non è facile lavorare a livello atletico, soprattutto perché Sinner va quasi sempre avanti. Bisogna ritagliarsi degli spazi, ma per il momento è stato difficilissimo. Non c’è stato tempo. Anche sul piano fisico adesso conosciamo meglio Jannik, sappiamo come gestire il suo corpo prima, durante e dopo il torneo. La base è comunque buona: per essere un ragazzo di un metro e novanta si muove bene in campo, ma può migliorare tanto. Altri giocatori sono più potenti e resistenti, ma Jannik ha 20 anni e crescerà. Non dobbiamo prendere come paragone Carlos Alcaraz, che fisicamente è già un uomo fatto e finito. Un passo alla volta, senza fretta, crescerà anche sotto questo aspetto”.

Per crescere, cambiare, migliorare, un giocatore deve affidarsi al proprio coach. Mi pare che sotto questo aspetto Sinner sia il tennista ideale.
“Sono veramente contento di quanto Jannik mi ascolti e di come si adatti sempre a quello che gli chiediamo. Anche nelle difficoltà, inoltre, ha lottato in tutti i match disputati. Lotta, sempre. È una dote fondamentale per un tennista”.

Anche nel gioco di rete è sicuramente migliorato.
“Stiamo lavorando sia sulla tecnica della volée sia su quando e come giocarla, in base alla posizione dell’avversario. I colpi al volo sono i più difficili da imparare perché a rete si va poco, soprattutto in partita. L’unico modo per imparare è andarci tanto. Contro Tsitsipas a Roma ha sbagliato una volée facile dopo un serve and volley con la seconda. In quel caso gli ho fatto i complimenti. Jannik sta andando spesso a rete, può sbagliare ma è importante che vada. Mi ripeto ma fa tutto parte del processo di crescita”.

Una battuta finale. Tu interista, Jannik milanista. Domani alle 18 che si fa?
“Se esordirà martedì, alle 18 domani gli metto un allenamento (ride…)”.

L’autore: /

Nato a Roma il 9 aprile del 1982, cresco nel mito di Pete Sampras e Marco Van Basten. Dopo 12 anni di radiocronache sono passato alle telecronache per Supertennis TV. Direttore di Sportface e di Spaziotennis.com, amo i Giochi Olimpici e ricordo ogni momento del lavoro svolto a Londra 2012. Seguo lo sport 25 ore su 24, ma è sempre meglio che lavorare.