L’Italia dello sci può sorridere, Fill è tornato

Peter Fill - Foto Marco Trovati Fisi/Pentaphoto

Si apre come sempre a Lake Louise la stagione della velocità, ma quest’anno sulla Men’s Olympic c’è una novità: numerose gobbe artificiali, volute dal grande capo Markus Waldner, per aumentare la difficoltà di una pista decisamente “femminile”. Capacità di assorbire le ondulazioni, dunque, insieme a scorrevolezza, materiali veloci e precisione nell’affrontare le poche curve cruciali di questo tracciato, sono gli ingredienti fondamentali per la ricetta della vittoria. L’Italia non ha brillato nelle prove cronometrate, ma Peter Fill, sceso tra i primi, segna subito un ottimo tempo e il leader’s corner resta suo per molte discese. L’Italia comincia a sognare di vedere l’altoatesino di nuovo sul primo gradino del podio, che lui ha già calpestato proprio qui, a Lake Louise, nel 2008. Il trentatreenne di Castelrotto sembra voler dire ancora la sua: dopo tanti anni nel grande circuito, tante soddisfazioni e diversi periodi di crisi, sembra che il neo marito, sposato dallo scorso maggio, non abbia finito le cartucce del suo caricatore. Per un solo centesimo, infatti, Peter non riesce a colpire il centro del bersaglio della vittoria, che gli viene rubato dal grande Aksel Lund Svindal. Un centesimo che brucia, ma che fa bene al grande sci, perché ci regala di nuovo il grande sciatore che avevamo lasciato prima del terribile infortunio al tendine d’Achille. Se i grandi atleti si vedono in pista, i grandi campioni si fanno notare al loro rientro in pista e la vittoria è più che meritata per il talento norvegese.

Quasi lo stesso tempo per i due migliori discesisti di oggi, ma due sciate completamente diverse: base d’appoggio larga e qualche sbavatura per Aksel Lund, il gigante potente che fa subito capire la sua intenzione di portare a casa la coppa del mondo, oltre che qualche coppetta di specialità; più composto e preciso in nostro Peter, piccolo rispetto all’altissimo Svindal, ma capace di non staccare mai da terra i suoi sci e di pennellare la curva del coaches corner. Terzo posto per l’americano Travis Ganong, oggi in gara in coppa del mondo come la sua fidanzata Marie Michelle Gagnon, in partenza allo slalom di Aspen. Delusione, invece, per l’atteso Kjetil Jansrud, che sembra non gradire la novità delle gobbe artificiali: un errore sulla prima serie di ondulazioni e probabilmente la sua concentrazione ha subito un black out. In discesa libera i tempi sono spesso lunghi e c’è il tempo di pensare: anche i pensieri distraenti possono balzare nelle menti dei migliori atleti ed inficiare la prestazione. Di certo Kjetil non è partito a mente libera, d’altro canto era il campione della scorsa stagione, doveva fare i conti con le numerose aspettative e con il rientro del suo compagno di squadra. Per l’Italia dei jet, dunque, un buon inizio con un podio e 3 atleti nei primi 12; tutti atleti maturi e con tanta esperienza, la squadra ideale per il capitano Alberto Ghidoni, che negli anni ha sempre dimostrato di saperci fare di più con le squadre maschili che non con quelle femminili. Chissà che non si ripeta presto un podio tutto azzurro come quello del 2000 in Val d’Isere con Ghedina, Fattori e Fischnaller ai primi 3 posti.

Intanto ad Aspen, in slalom, l’Italia è lontana dalla migliore. Anzi. Tutto il mondo è lontano dalla migliore. Mikaela Shiffrin vince con un distacco che nessuno ricorda nella storia dello sci: 3 secondi e 7 centesimi! È difficile commentare una gara come questa, non si può fare altro che analizzare la sciata stratosferica di questo giovane talento, che con la sua umiltà, riservatezza e tecnica sublime, ha già vinto tantissimo. Al traguardo lei stessa sembra incredula, d’altronde la sua sciata è semplice, essenziale e precisa. Le sue curve sembrano disegnate col compasso, rotonde, senza sbavature e sempre attaccate al palo. Il busto fermo, le braccia che non si scompongono mai e una centralità che solo lei sa mantenere in modo così stabile dall’inizio alla fine. Ma cosa sarà di tutte le altre slalomiste del mondo? Come possono reagire tutte quelle atlete che fanno dello slalom la loro unica specialità? Che ne sarà della loro motivazione? Qualcuno ha già pensato all’ipotesi che questo “vuoto” dello slalom femminile sia il risultato di uno scoraggiamento generale creato dai simili risultati di Marlies Schild negli anni passati. Qualcuno sostiene invece che Mikaela sia un’extraterrestre sugli sci corti e che il livello generale non sia sceso. Certo è che i talenti sportivi, quando nettamente superiori a tutti, hanno sempre messo in ombra gli avversari. Non serve andare molto lontano per avere un esempio: tutti ricordano le conseguenze del “fenomeno Tomba”, il grande talento che aveva tutto il tifo italiano, ma che senza volerlo aveva annientato la squadra azzurra. Lui si allenava meno degli altri e vinceva nettamente più di tutti. Non è il caso di Mikaela, che è una vera professionista nella preparazione, ma lei è pur sempre un’atleta polivalente che umilia le avversarie in una specialità. Se ci sarà una reazione, se gli slalom torneranno ad essere combattuti sull’orlo dei centesimi, o se questa specialità diventerà noiosa lo scopriremo con le prossime gare, ma intanto oggi la giovane americana ha già scritto un importante record nella storia dello sci.

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Nata il 5 febbraio 1985 da genitori romagnoli, sono cresciuta tra le montagne sappadine e le Alpi Giulie tarvisiane. Azzurra di sci alpino dal 2004 al 2011, ho conquistato 5 podi ai campionati italiani assoluti, una vittoria in Coppa Europa e una trentina di partecipazioni in Coppa del Mondo. Laureata in psicologia, sono anche manager sportivo, maestra e allenatrice di sci. La mia indole da discesista non mi permette di rinunciare all'adrenalina: i miei tranquilli passatempo sono infatti il kitesurf, il parapendio, il freeride e la moto da strada.