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Olimpiadi 2026 Milano-Cortina

Olimpiadi e Gruppi Militari. Il sostegno che trasforma un sogno in orgoglio nazionale

Milano, trasmissione Tv “Che Tempo Che Fa” Nove
Milano, Trasmissione Tv “Che Tempo Che Fa” - Nove. Nella foto Federica Brignone

Atleti Olimpici nei Gruppi Militari, una tradizione di eccellenza

Nella delegazione italiana che partecipa alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, una quota significativa degli atleti proviene dai Gruppi Sportivi Militari e dalle Forze dell’Ordine italiane. Circa 133  atleti militari, quasi il 70% della spedizione italiana, tra le Forze armate e Forze di Polizia sono presenti nel Team Italia. Percentuale che sale al 95% se si escludono dal conteggio i 45 giocatori e giocatrici delle squadre nazionali di hockey su ghiaccio che militano in società sportive private.

Cortina, Olimpiadi Invernali Milano Cortina 2026 L'Italia vince la prima medaglia d'oro Francesca Lollobrigida trionfa nel pattinaggio velocità 3000mt

Questi atleti non rappresentano solo l’Italia nello sport ma anche i valori dei corpi in cui sono affiliati come disciplina, spirito di sacrificio, attaccamento al dovere e rispetto delle regole.

Un esempio significativo sono gli sport invernali: atleti come Federica Brignone, maresciallo dei Carabinieri, e Francesca Lollobrigida dell’Aeronautica Militare hanno brillato conquistando medaglie e sottolineando l’importanza della presenza militare nello sport di vertice.

Il ruolo economico dei Gruppi Sportivi Militari

Per molti atleti, fare sport ad altissimo livello significa vivere un percorso lungo, con costi elevati per allenamenti, trasferte e materiali tecnici. Qui entrano in gioco i Gruppi Sportivi Militari e delle Forze dell’Ordine, che offrono:

Sostegno finanziario

Gli atleti affiliati a corpi possono contare su stipendi, contratti e contributi che garantiscono sicurezza economica per concentrarsi esclusivamente sull’allenamento e sulle competizioni.

Questo tipo di supporto è spesso cruciale, soprattutto per discipline meno “commerciali” dove sponsorizzazioni e introiti mediatici non sono sufficienti a sostenere una carriera sportiva interamente autonoma. Il recente Memorandum di Intesa firmato tra il CONI e il Ministero della Difesa mira proprio a rafforzare questa cooperazione, consentendo ai gruppi militari di offrire sempre più opportunità per giovani atleti e discipline che altrimenti farebbero fatica a crescere.

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Stabilità e continuità

Grazie a contratti e supporto istituzionale, questi atleti possono pianificare la propria carriera sportiva senza dover rinunciare alla serenità economica: un aspetto fondamentale quando si parla di preparazione olimpica, dove ogni dettaglio — dall’alimentazione ai viaggi — può influire sulle performance.

Oltre il podio: il valore della partecipazione

Per molti atleti, partecipare alle Olimpiadi non significa solo vincere una medaglia ma ottenere la soddisfazione di avere rappresentato il proprio Paese è impagabile, la gioia di indossare la maglia azzurra resta un momento di vita che segna una carriera e per chi non sale sul podio, esserci è comunque un traguardo straordinario

Il sostegno dei Gruppi Militari non si limita alla dimensione economica; esso rafforza anche il senso di appartenenza, professionalità e disciplina. Questi elementi sono spesso determinanti non solo per risultati sportivi ma anche per la crescita personale di ogni atleta — valori che si riflettono nella loro vita dentro e fuori dalle competizioni.

Una medaglia che vale una vita

Ma c’è un momento, durante la cerimonia olimpica, in cui il tempo sembra fermarsi. Che sia sul gradino più alto del podio o semplicemente in fila con la tuta azzurra addosso, lo sguardo degli atleti racconta la stessa cosa: anni di sacrifici, rinunce, chilometri macinati nel silenzio degli allenamenti.

Per chi milita nei Gruppi Sportivi Militari, quell’emozione ha un doppio significato. Non rappresentano soltanto sé stessi o la propria famiglia. Rappresentano un Corpo, una divisa, un’istituzione che ha creduto in loro quando erano ragazzi con un sogno più grande delle possibilità economiche. Il sostegno ricevuto, con uno stipendio, strutture adeguate, la serenità di potersi allenare senza l’ansia del futuro, diventa la base concreta su cui costruire un sogno olimpico.

E quando arriva una medaglia, l’orgoglio è condiviso, è dell’atleta, della squadra, del Corpo che lo sostiene e dell’Italia intera. Ma anche quando la medaglia non arriva, la soddisfazione resta immensa. Perché esserci, sfilare sotto la bandiera tricolore, competere con i migliori al mondo, significa aver già vinto una sfida personale straordinaria.

Dietro ogni partenza e ogni arrivo c’è un sistema che sostiene, protegge e valorizza il talento. E forse è proprio questo il vero successo. Sapere che nessun sogno olimpico nasce da solo, ma cresce grazie a una comunità che investe nello sport come scuola di vita.

Alla fine, le medaglie brillano. Ma ancora di più brillano gli occhi di chi ha potuto inseguire il proprio sogno con dignità, tranquillità e orgoglio

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