La strada di Matteo Berrettini: dalla ‘Corte’ al gotha del tennis

Matteo Berrettini Matteo Berrettini - Foto Ray Giubilo

Al Circolo della Corte dei Conti, tanti anni fa, in un tardo pomeriggio che si perde nella notte dei tempi, il maestro Stefano Vannini mi chiese: “Ti va di giocare un set con Matteo?”. Incuriosito, mi avvicino a Stefano e a un ragazzino, all’epoca under 12, già abbastanza alto ma magro come un fuscello. Il dritto viaggiava, il rovescio meno (molto meno) e, soprattutto, se gli giocavi una smorzata fatta bene il punto era assicurato. Matteo è nato e cresciuto tennisticamente su quei campi, alla ‘Corte’, insieme al fratello Jacopo (che di lì a poco avrebbe vinto il Lemon Bowl under 10). Agli ordini del direttore tecnico Raoul Pietrangeli lavoravano insieme (dal 2002 al 2010 circa) a bravissimi maestri, magari poco noti ma molto appassionati e preparati, come Tomasz Drozd, Enrico Sellan, Matteo Contino, Maurizio Garofalo e allo stesso Vannini. Per un periodo di qualche mese mi sono ritrovato a giocare spesso con Matteo e la cosa che più impressionava erano i continui miglioramenti. Sembrava incredibile, ma ogni volta che giocavamo faceva un piccolo salto di qualità e, dopo qualche mese, la palla non l’ho più vista.

Qualche anno dopo è inizio, al Circolo Canottieri Aniene, lo splendido lavoro con Vincenzo Santopadre e lo staff del circolo capitolino. Le prime partite in Serie A1, manifestazione tanto criticata ma molto utile per iniziare a fare esperienze di alto livello. Tante belle vittorie junior, ma anche molti infortuni. Ginocchio, polso, caviglia e chi più ne ha più ne metta. Ma Vincenzo, da grande coach e uomo di sport, ha saputo approfittare di situazioni sfavorevoli per allenare Matteo. Non puoi giocare il rovescio bimane, alleniamo lo slice. Non puoi muoverti per fastidi al ginocchio, andiamo in palestra e poi facciamo servizio, tanto servizio. E non è banale che un ragazzo giovane come Matteo, con tanta voglia di giocare tornei, vincere, salire in classifica, sia riuscito ad affidarsi al 100% alle idee di Santopadre. “È sempre dura ripartire dopo un infortunio – mi aveva raccontato quasi tre anni fa, dopo l’ennesimo problema fisico – ed è dura stare a casa mentre gli altri giocano, si allenano e vanno in giro per tornei. La chiave sta nel trovare qualcosa in cui migliorare, a seconda dell’infortunio. Durante il pomeriggio mi sono ritrovato a dare una mano ai maestri sui campi. È bello e formativo perché spesso non ci si rende conto di alcuni aspetti che si notano solamente analizzando il tennis dall’esterno”. Sempre disponibile, serio e determinato ma anche pronto alla battuta, Matteo Berrettini oggi mi ha fatto commuovere.

Averlo visto crescere aumenta l’emozione, perché so cosa ha provato in questi anni, so quanto duro lavoro ci sia dietro, quanto sia difficile, sotto alcuni aspetti, la vita nel circuito. L’ho visto giocare, migliorare, allenarsi, gioire e soffrire, ma sempre con la consapevolezza che il lavoro, alla fine, avrebbe pagato. Vincenzo Santopadre è un coach unico nel suo genere, come quando costringeva Matteo, in un match di allenamento, a esultare dopo ogni punto perso. Vincenzo Santopadre, soprattutto, sa che peso dare alle vittorie e alle sconfitte, sa stemperare la tensione come pochi, entra nella testa di Matteo e lo guida. Senza dimenticare l’apporto di Umberto Rianna, responsabile del settore over 18 della Fit, che si è spesso trovato nell’angolo di Berrettini. Umberto e Vincenzo hanno saputo convergere sul lavoro d asvolgere, sugli aspetti da migliorare, sui dettagli su cui puntare. Non è scontato. Non è banale, che due ottimi coach riescano a condividere idee e pensieri su un ragazzo in crescita e pronto al gotha del tennis.

A settembre partirà anche una nuova avventura: la Rome Tennis Academy, progetto di Santopadre e Cobolli, vedrà Matteo Berrettini protagonista. Matteo può e deve essere un traino. Per il ragazzo che è, per il tennis che esprime, per la solidità mentale. E non pensiate che non si incazzi durante il match, non crediate che sia un freddo. Anni di lavoro, anche sotto il profilo mentale, hanno portato Berrettini a reagire in maniera positiva agli errori e alle avversità. E a non mollare mai. Esistono poi giornate negative, anche sotto questo punto di vista, come dimostrato a Bastad contro Laaksonen. E tante altre sconfitte dovranno essere affrontate nella giusta maniera. Perché arriveranno, lo sa Vincenzo e lo sa Matteo. Ma la strada è quella giusta, da sempre, sin da quel campo della Corte dei Conti in quel lontano pomeriggio d’autunno. Sono passate alcune ore da quel bellissimo match point, sintesi di coraggio, esuberanza e potenza. Bravo Matteo, qualche lacrime è scesa. Gioia, emozione e fierezza.

L’autore: /

Nato a Roma il 9 aprile del 1982, cresco nel mito di Pete Sampras e Marco Van Basten. Dopo 12 anni di radiocronache sono passato alle telecronache per Supertennis TV. Direttore di Sportface e di Spaziotennis.com, amo i Giochi Olimpici e ricordo ogni momento del lavoro svolto a Londra 2012. Seguo lo sport 25 ore su 24, ma è sempre meglio che lavorare.