Serie A

La procura federale fa tremare il Chievo. Il Parma può salvarsi

Chievo Verona, stadio Bentegodi

Parma e Chievo in bilico. Nella giornata dei procedimenti sportivi davanti al Tribunale federale nazionale della Federcalcio, la procura guidata da Giuseppe Pecoraro ha usato la mano pesante contro le due società di Serie A, sotto accusa per motivi diversi ma con una paura comune, ovvero perdere il diritto di partecipare al massimo campionato di calcio. Per il Parma, chiamato in causa per responsabilità oggettiva in relazione al presunto tentato illecito commesso dal suo attaccante Emanuele Calaiò alla vigilia dell’ultimo, decisivo match contro lo Spezia, la procura ha avanzato una richiesta sanzionatoria articolata: due punti di penalizzazione da scontare nel campionato di B appena concluso, che si tradurrebbero nella perdita della promozione diretta (con eventuale promozione del Palermo, ammesso al processo come parte interessata), o in subordine sei punti da scontare nella prossima stagione in Serie A. “Ma noi riteniamo che la sanzione debba essere applicata alla stagione appena conclusa per essere afflittiva”, ha osservato il procuratore federale aggiunto Gioacchino Tornatore. “La richiesta della procura è incomprensibile – ha replicato il legale del Parma Eduardo Chiacchio – sono esterrefatto. Cosa può fare una società di fronte a un sms? Qual è il potere di controllo? E poi la procura non considera un aspetto: pur con due punti di penalizzazione nell’ultima Serie B, il Parma avrebbe comunque il diritto di giocare i playoff”. Per il legale del club ducale, tra l’altro, i messaggi inviati da Calaiò ai calciatori dello Spezia, suoi ex compagni di squadra, non rappresenterebbero un tentato illecito perché non sono stati percepiti in tal modo dai colleghi: “Come scrive la procura, i calciatori dello Spezia hanno reso una comunicazione sui messaggi ricevuti, ma non hanno fatto una denuncia, quindi l’illecito non esiste”, ha sottolineato Chiacchio. “Se il comportamento di Calaiò è illecito allora andiamo tutti al mare perché tutte le partite sono illecite”, ha rimarcato Paolo Rodella, legale del calciatore che poi ha voluto prendere la parola. “Mi sono sempre comportato da professionista – ha sottolineato Calaiò -. Sono un esempio per i giovani, ho sempre insegnato loro il rispetto, la lealtà e la correttezza. Non ho mai pensato di alterare il risultato della sfida contro lo Spezia: ho passato un’estate infernale, orribile, con i miei figli che mi chiedevano spiegazioni. Non lo auguro a nessuno”. Il tribunale, presieduto da Marco Antonio Scino, ha raccolto tutti gli atti e dovrebbe prendere una decisione entro fine settimana o al più tardi all’inizio della prossima: difficile fare previsioni, ma considerati i precedenti il Parma potrebbe cavarsela con al massimo un punto di penalizzazione da scontare nel prossimo campionato.

Tempi simili sono previsti per la decisione del collegio, presieduto in questo caso da Roberto Proietti, sulla questione relativa alle presunte plusvalenze fittizie tra Chievo e Cesena. La procura federale ha avanzato richieste pesanti, ben 15 punti di penalizzazione (cinque per ogni bilancio sospetto tra il 2014/2015 e il 2016/2017) per entrambe le società e addirittura 36 mesi di inibizione per il presidente del club veneto Luca Campedelli. Se però il Cesena è ormai certo del fallimento e dunque relativamente interessato alle sorti del procedimento sportivo (ma Entella e Ternana sono alla finestra perché speranzose nel ripescaggio in B), il Chievo è in ansia: se il tribunale confermasse l’impianto accusatorio, la società veneta dovrebbe ripartire dalla Serie B con il probabile ripescaggio del Crotone in A. “Il deferimento è infondato nel merito, è fragilissimo e contiene degli errori marchiani anche nei numeri – ha rimarcato il legale del Chievo, Marco De Luca -. Il presidente Campedelli è dispiaciuto perché ha sempre seguito alla lettera le regole e ha anche chiesto per due volte di essere ascoltato dalla procura senza essere accontentato: credo che l’improcedibilità sarà sicuramente la prima scelta di questo tribunale”. Se così non fosse, è certo il ricorso del Chievo in appello, con sentenza attesa comunque entro fine mese.

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