NBA 2019/2020: la presentazione del roster dei Los Angeles Lakers

Los Angeles Lakers - Foto Dane Homenick CC BY-SA 2.0

L’annata 2018/2019 non è stata delle più rosee per i Los Angeles Lakers. Tra i fattori che hanno contribuito possiamo trovare l’incapacità della dirigenza di mettere insieme un roster competitivo e adatto a sfruttare il gioco di LeBron James e di Luke Walton, gli infortuni e i rumors ingombranti intorno allo spogliatoio. Un barlume di speranza però si è intravisto: il record, dopo anni, è stato positivo. Il 25 dicembre i Lakers entrano in campo con 20 vittorie e 14 sconfitte. Al termine della gara (vittoria contro Golden State, tra l’altro) le vittorie saranno 21, ma James sarà infortunato. Con l’infortunio del 23 inizia il periodo più buio dell’anno per la franchigia californiana. Il 2019 diventa un incubo tanto per i tifosi quanto per la squadra: malumore per il gioco fatto vedere in campo (scarsa attitudine difensiva), per trade senza senso da parte della dirigenza (scambio di Zubac per Muscala) e per i continui rumors su un possibile scambio dello young core per Anthony Davis.

LA PRESENTAZIONE DI TUTTE LE ALTRE SQUADRE

RECORD 2018/2019: 37-45, fallita la qualificazione ai playoffs.

ARRIVI: Anthony Davis (trade), DeMarcus Cousins (free agency), Avery Bradley (free agency), Danny Green (free agency), Jared Dudley (free agency), Dwight Howard (free agency), Frank Vogel (coach).

PARTENZE: Lonzo Ball, Josh Hart, Brandon Ingram.

PROBABILE QUINTETTO 2019/2020: James, Bradley, Green, Davis, McGee.

PANCHINA 2019/2020: Cook, Rondo, Caruso, Caldwell-Pope, Daniels, Norvell Jr., Dudley, Kuzma, Antetokounmpo, Howard, Cousins.

Per fortuna la offseason porta alcune gioie: ai Lakers è arrivato Anthony Davis in cambio di buona parte dei giovani (Ingram, Lonzo, Hart e scelte sono finiti a NOLA). Inoltre, i Lakers sono riusciti a firmare giocatori adatti al progetto come Danny Green e Jared Dudley. Una firma da non sottovalutare, però, riguarda lo staff tecnico: Walton è stato esonerato e al suo posto è arrivato Frank Vogel. Vogel nella sua carriera ha giocato in due modi differenti: a Indianapolis schierando due lunghi tradizionali, a Orlando correndo e muovendosi di più. Entrambe le situazioni però hanno un punto in comune: la scarsa frequenza di giocate in isolamento. Questo dato potrebbe fare un po’: già Walton aveva provato a togliere la palla dalle mani di LeBron, tentando così di far giocare il 23 più off the ball e, come risaputo, l’esperimento ha portato pessimi risultati per svariati motivi riconducibili alla creazione del roster con troppi portatori di palla e pochi giocatori in grado di segnare da tre.

Fortunatamente la squadra è cambiata: i ball-handlers sono diminuiti, i tiratori sono aumentati e in generale la qualità della squadra si è alzata. Per quanto riguarda l’aspetto difensivo, invece, Vogel è sempre stato un ottimo coach. Nei 5 anni ad Indiana il Defensive Rating della squadra non è mai sceso sotto 103 e ha raggiunto un picco massimo di 99.3 punti ogni 100 possessi nel 2013/2014. Certo, quella era una squadra composta da difensori di primo livello, Hibbert e George in primis, ma quest’anno Frank avrà a disposizione Anthony Davis e anche Danny Green. Davis, secondo i dati di Basketball Reference, migliora il Defensive Rating della sua squadra di 3.1 punti quando è in campo Green, uno dei migliori difensori sugli esterni, lo migliora di addirittura 3.9 punti.

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Tuttavia non tutti sono giocatori affidabili: tra questi ci sono Rajon Rondo, Dwight Howard e Avery Bradley. Tutti e tre vengono da stagioni pessime e, gli ultimi due, sono in cerca di redenzione. Ma andiamo con ordine ed analizziamoli uno alla volta. Rondo quando si trovava in campo l’anno scorso abbassava di 2.3 punti l’Offensive Rating della sua squadra e, al contempo, alzava il Defensive Rating di 7.3 punti: decisamente uno sproposito ed è facilmente deducibile come sia stato deleterio per i Los Angeles Lakers. Rajon è una PG che necessita molto di palla in mano, non ha un tiro affidabile e non conclude al ferro con le percentuali mostrate negli anni a Boston. Non è una minaccia senza palla e viene difeso da tutti a un metro di distanza. Per forza di cose, verrà utilizzato tanto da Vogel (almeno nella prima parte di stagione), soprattutto quando LeBron e Caruso non saranno in campo.

Con Howard e Bradley la questione è molto più spinosa: vengono da un susseguirsi di pessime stagioni. Entrambi sono a tutti gli effetti le scommesse per la prossima stagione. Howard è alla seconda esperienza in maglia purple and gold ed è stato firmato in seguito all’infortunio di DeMarcus Cousins. Ha firmato un contratto non garantito da 2.5 milioni di dollari, quindi, mal che vada, potrà essere tagliato. Dwight dopo aver abbandonato Los Angeles non è più riuscito ad esprimere il talento mostrato ad Orlando. A Charlotte ha messo su ottime cifre ma solo quelle; chiedeva troppi palloni e fermava il gioco andando così ad influire negativamente su tutta l’azione. Difensivamente invece ha fatto una buona stagione (difesa interna, sia chiaro) ma concede molto spazio sul pick and roll sui piccoli avversari non difendendo così sul jumper in maniera efficace. Dovrà dimostrare di non essere più il giocatore visto a Charlotte o negli anni precedenti e, soprattutto, dovrà essere impiegato in due circostanze soltanto: bloccante/rollante negli schemi e come lob finisher.

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La 28enne guardia ex Memphis, come Howard, ha giocato stagioni deludenti dopo aver abbandonato Boston, tra pessime partite e infortuni che lo hanno tenuto fuori dal campo. Il punto più basso per la sua carriera è stato sicuramente a Los Angeles sponda Clippers, dove ha tenuto 8.2 punti e 2.0 assist tirando con il 38% dal campo e il 33% da 3. Sul finale di stagione, però, è stato scambiato a Memphis dove è sceso in campo quattordici volte. Ai Grizzlies la situazione si è ribaltata; Avery è sembrato tornare molto più simile a quello visto a Boston, più coinvolto nei giochi con e senza palla, più attivo in difesa e soprattutto ha tirato con quasi il 40% da 3.

Tutta la stagione dei Los Angeles Lakers passa per le mani di tre giocatori sostanzialmente: due superstars comprovate e un gregario di lusso. Naturalmente non hanno tutti lo stesso peso specifico ma è importante che ognuno di essi faccia la loro parte. Su James sostanzialmente c’è poco da dire dato che è un giocatore che tutti conosciamo benissimo. Bisogna sperare faccia una annata senza infortuni e che si accenda ai playoffs come al suo solito. Durante la regular season dovrà prendere le misure con la squadra ed i tiratori cercando di oliare il più possibile i meccanismi. LeBron anche in un’annata pessima come questa ha mantenuto medie straordinarie: supera il 90esimo percentile in categorie come “one on one, finishing, roll gravity, playmaking, post play, defensive rebounding e usage”; non male per uno che è da 17 stagioni nella lega. Vogel dovrà massimizzare le abilità da passatore e da scorer di LeBron coinvolgendolo in più giochi possibili con palla in mano e tiratori sul perimetro. Inoltre, potrebbe essere anche utilizzato, saltuariamente, come tagliante dal lato debole con Davis in post up.

La nuova superstar giallo-viola, invece, si trova alla prima prova del nove in carriera. In questi ultimi anni AD ha messo in mostra un potenziale pazzesco, facendo vedere lampi di talento da all-timer in tutti i macro-aspetti del gioco. Davis ha sostanzialmente ricoperto due ruoli con continuità in carriera: da ala grande e da centro. È possibile notare una leggera differenza di rendimento quando cambia di ruolo: giocando come 5 rende meglio. Perché? Il 3 è una bestia nel pitturato dato che converte i tiri entro i 3 piedi con il 72% in carriera e durante il 2018/2019 era nel 98esimo percentile a livello di post-up. È chiaro, dunque, che affiancargli un giocatore che intasa l’area (McGee o Howard) non sia ottimale. Al contrario, un giocatore come Cousins in grado di passare il pallone dalla punta creando un alto basso sarebbe potuto essere cruciale e difficile da fermare. La convivenza con LeBron sembra già essere partita bene fuori dal campo. In campo, invece, come potrebbe evolversi? Nessuno dei due ha mai giocato con una superstar così forte in carriera (Wade stava già calando mentre Davis deve ancora raggiungere il suo picco) ma le basi sembrano solide: il Re è uno dei migliori creatori di gioco, riesce a sfruttare ogni situazione a suo vantaggio per segnare o servire i compagni. Davis è un lungo che sa come finire al ferro, sa come si portano blocchi ed è un rollante pericoloso. Come già detto, potrebbe bastare un semplice “spread PnR” per mettere in crisi le difese avversarie.

Kuzma e Green saranno comprimari fondamentali per le due superstars, entrambi dovranno essere letali off the ball e pronti a ricevere sugli scarichi. Se per Danny Green questo non è un problema per Kuzma le cose cambiano. Kuzma è un “High volume shooter” che si è preso, nel 2018/2019, 15.5 tiri a partita di cui 6 da 3. Quindici tiri a partita per la seconda opzione offensiva sono anche pochi, il problema è come tira e quando. Kuzma nell’ultima stagione ha convertito il 45% dei tiri dal campo ed il 30% dei tiri da 3 tirando con il 54.6% di TS, male per la futura terza opzione offensiva dei Lakers. Kyle, inoltre, dovrà migliorare in altri due aspetti: difesa e passaggio. Guardando le partite si ha la riprova degli errori commessi dall’ala: scarsa velocità di piedi, close out fatti con angolo di difesa sbagliato e aiuti su rotazioni e/o sul lato debole lenti e tardivi. Il passaggio è strettamente collegato al tiro: Kuzma è un giocatore che ama tirare e questo può essere un problema. L’ala in forza ai Lakers non ha comunque passato una estate tranquillissima: durante il training camp con la nazionale si è infortunato al piede sinistro e salterà l’inizio stagione.

Per i Los Angeles Lakers quest’anno l’obiettivo è uno ed uno soltanto: il titolo. La squadra è stata costruita per competere e non sarà accettabile una mancata qualificazione ai playoffs, come anche un’uscita prima delle finali. La regular season sarà un test continuo con molti cambiamenti: sarà importantissimo stabilire delle gerarchie e un gioco solido da sfruttare ai playoffs. Le vittorie sulla carta dovrebbero arrivare facilmente ed è possibile azzardare un record di 50+ vittorie per la fine della stagione regolare. Lo scenario peggiore a cui possiamo pensare è una qualificazione da settimi o ottavi: si spera possa non realizzarsi mai.