Tamberi e Barshim inseparabili dopo Tokyo: “Siamo fratelli di sangue”

Gianmarco Tamberi - Foto Pagliaricci/GMT

L’amicizia, che già c’era, ora si è consolidata. Gianmarco Tamberi e Mutaz Essa Barshim sono stati due dei volti di Tokyo 2020, merito di quella medaglia d’oro condivisa dopo la gara di salto in alto. Hanno ricevuto l’Inspiration Award per questa storia di sport, tra rispetto e amicizia. “Lui è migliore di me per stile, costanza, altezze siderali raggiunte, è sempre stato un modello da seguire – racconta intervistato dal Corriere della Sera Tamberi – tra le motivazioni che mi hanno spinto ad andare avanti c’è sempre stato il desiderio di raggiungere il suo livello. C’è rispetto reciproco dal primo giorno, l’amicizia è cresciuta strada facendo, l’infortunio ci ha uniti ancora di più. Dal primo agosto non ci siamo più lasciati, ci sentiamo ancora più legati: è come se tra noi corresse un filo invisibile. Io a Ancona, lui a Doha, non importa. Mutaz è il mio fratello di sangue. Non escludo che l’anno prossimo ci si possa allenare insieme, io non ho segreti per lui: conosciamo punti di forza e debolezze reciproche“. Tamberi dice che avrebbe diviso l’oro, forse solo “con Brandon Stark, l’australiano che si è allenato per lunghi periodi con me ad Ancona“. Barshim più netto: “Io con nessuno”.

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Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio