Elezione presidente della Repubblica, il regolamento: come funziona e quanti voti servono?

Bandiera italiana Bandiera italiana - Foto Alfredo Minervini

L’attesa è finita: da oggi cominceranno le votazioni del Parlamento per eleggere il prossimo presidente della Repubblica italiana. Si comincia dunque in questo lunedì 24 gennaio che, difficilmente, regalerà già un nuovo PDR alla prima votazione. Tattiche, escamotage e politica: c’è tutto in questa elezione con una situazione ingarbugliata. E c’è chi non esclude un clamoroso bis di Sergio Mattarella, anche se per ora tutti i segnali vanno nella direzione contraria.

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IL REGOLAMENTO E COME FUNZIONA

L’elezione del presidente della Repubblica è indiretta, il che significa che non sono i cittadini e le cittadine a partecipare ma i loro rappresentanti. In questo caso, parliamo di una platea di cosiddetti “grandi elettori” composta da tutti i parlamentari più 58 delegati regionali scelti dai consigli di tutte le Regioni, tre per ciascuna più uno per la Valle d’Aosta. In totale i grandi elettori sono 1.009, chiamati a votare in una seduta comune del Parlamento. Prima di ogni scrutinio verrà effettuata una chiama. Poi se ne farà una seconda per chi non era presente alla prima. Il voto è segreto e fino alla scorsa elezione, quella del 2015 in cui venne eletto Sergio Mattarella, si votava all’interno di grosse cabine tendate detti catafalchi, per poi uscire e inserire la scheda nella cesta apposita. Sempre per ragioni sanitarie a questo giro i catafalchi verranno sostituiti da cabine che facilitano la circolazione dell’aria.

QUANTI VOTI SERVONO

Nei primi tre scrutini è necessario avere la maggioranza qualificata per eleggere il presidente, ossia i due terzi dei grandi elettori: 673 voti. Dal quarto scrutinio in poi basta invece la maggioranza assoluta, cioè il cinquanta per cento più uno, 505 voti. Queste due soglie, anche dette quorum, non variano in base ai votanti. La sfida è aperta.