Ciclismo

Ciclismo, motorini: in Francia chiedono squalifica a vita

Ciclocross - Foto Cronoser CC BY-SA 4.0

Sul caso dei motorini nascosti all’interno delle biciclette interviene a gamba tesa la Lega di ciclismo francese. Attraverso le parole del suo presidente, il team manager della FDJ Marc Madiot, il massimo organo del ciclismo in Francia chiede a gran voce che l’Unione ciclistica internazionale (Uci) continui a perseguire sistematici controlli e, allo stesso tempo, invoca sanzioni capitali per i colpevoli. Tradotto, chi viene beccato con le mani del sacco deve necessariamente pagare con la squalifica a vita, almeno secondo l’opinione dei vertici francesi.

Marc Madiot ha inviato un’accorata missiva al presidente dell’Uci Brian Cookson: “A partire dal campionato del mondo di ciclocross dello scorso gennaio siamo passati dai sospetti alla realtà (la bici di una concorrente della gara under-23, la belga Femke Van den Driessche, si è scoperto essere motorizzata, ndr). Il Dna del nostro amato ciclismo è stato infettato e così anche il mito legato alla sua storia e alle sue leggende, scrive il presidente della League Nationale de Cyclisme. “La nostra Lega, con i suoi corridori, organizzatori e gruppo sportivi – prosegue Marc Madiot – chiede solennemente di attivare tutte le misure necessarie ad arginare la frode tecnologia: che i controlli siano sistematici e le pene rafforzate con una squalifica a vita per chiunque sia coinvolto. Non solo i corridori, anche perché è impensabile che possano fare tutto da soli”.

Nei giorni scorsi, a Banyuls, prima della partenza della seconda tappa della Mediterraneenne, alcuni ispettori dell’Uci avevano effettuato dei blitz alla ricerca di anomalie nelle biciclette di alcune squadre, tra cui la francese Delko Marseille e l’italiana Bardiani. Sono stati “scannerizzati” circa cento mezzi con uno strumento molto simile a un tablet. Pochi secondi per ogni bicicletta e nessun caso di doping tecnologico riscontrato. Eppure, la preoccupazione resta ai massimi livelli dopo il caso di Femke Van den Driessche e la richiesta di Marc Madiot e della League Nationale de Cyclisme all’indirizzo dell’Uci ne è una testimonianza concreta.

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