Il numero uno azzurro ripercorre il lungo stop per l’infiammazione al ginocchio, parla dell’amicizia con Kimi Antonelli, della rivalità con Alcaraz e del sacrificio fatto a 13 anni e mezzo per lasciare casa e inseguire il sogno del tennis.
Jannik Sinner si racconta dopo i lunghi mesi lontano dai tornei, fermato dall’infiammazione al ginocchio che lo ha costretto a saltare il resto della stagione dopo il trionfo a Wimbledon.
In una lunga intervista a Repubblica, il campione altoatesino ha ripercorso il periodo trascorso lontano dalle competizioni, tra allenamenti, recupero e qualche momento di normalità.
«Sono andato a Monza a vedere la Formula 1 e a Milano alla sfilata di Gucci, ho giocato un po’ di più alla Play e ho iniziato a leggere “Io uccido” di Giorgio Faletti», ha raccontato.
«Pazienza è la parola giusta»
Lo stop non ha però significato allontanarsi dal tennis. Sinner ha continuato a lavorare in palestra, in campo e con i fisioterapisti, seguendo un percorso improntato soprattutto alla prudenza.
«Pazienza è la parola giusta per questo periodo. Il corpo è l’unico avversario che non puoi battere: quando ti dice stop devi accettarlo e seguire i consigli degli specialisti».
Il 25enne di San Candido ha spiegato anche come l’infortunio gli abbia imposto una prospettiva diversa nella gestione della carriera.
«Gli infortuni fanno parte dello sport, bisogna essere intelligenti e capire quanto e quando giocare. Serve avere una visione a lungo termine, non c’è solo l’oggi. Si semina ora, ma il raccolto ha altri tempi».
Per Sinner, la differenza continua comunque a farla il lavoro: «La fortuna aiuta a vincere un punto, non la partita».
L’amicizia con Kimi Antonelli
Durante questo periodo Sinner ha stretto un rapporto sempre più stretto con Kimi Antonelli, giovane pilota della Mercedes protagonista del Mondiale di Formula 1.
«Parliamo di tutto. Di come ci si relaziona con gli altri, delle persone che abbiamo attorno, di come fare in certe situazioni. Facciamo sport diversi, lui ha 20 anni, io 25, ma ci confrontiamo molto».
Quanto all’ipotesi di scambiare uno Slam con una vittoria in Formula 1, Sinner scherza: «Dai, inutile rispondere, è una cosa che non capiterà mai».
«Il talento senza lavoro non è niente»
Guardando indietro, Sinner ha spiegato quale consiglio darebbe al ragazzo che era dieci anni fa.
«Il talento senza lavoro non è niente. Devi fare scelte, valutarne le conseguenze, seguire la tua meta. Gli direi di vivere bene quei momenti e di scegliere bene le persone di cui circondarsi».
Un passaggio nel quale torna anche il ruolo della famiglia: «Non sono pentito, la mia famiglia c’è sempre stata, ho sempre potuto contare su un papà bravo anche in cucina».
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La rivalità con Alcaraz
Il rientro è fissato al Six Kings Slam di Riyadh, torneo di esibizione in programma dal 27 al 30 dicembre. Inevitabile, quindi, parlare ancora una volta della rivalità con Carlos Alcaraz.
Sinner la vede come un elemento positivo per entrambi: «Non siamo tutti uguali, i contrasti esaltano. Magari io vengo vissuto come il campione disciplinato e ostinato e Carlos come quello mediterraneo e stravagante».
«Questa è la cosa bella, avere qualcuno che ti spinge al limite. Il tennis ha sempre vissuto di questo: da Borg-McEnroe a Sampras-Agassi fino a Federer-Nadal-Djokovic».
Il giorno che cancellerebbe
Tra i passaggi più personali dell’intervista c’è quello dedicato al momento che Sinner vorrebbe cancellare dalla propria vita.
Non una sconfitta, né la finale persa con Alcaraz a Parigi nel 2025 né la semifinale contro Djokovic a Melbourne.
«Vorrei cancellare ciò che ho provato il giorno in cui sono andato via di casa. Lo strazio di quando a 13 anni e mezzo, a Milano, ho salutato mio padre perché le nostre strade si separavano e un filo si spezzava».
Un ricordo che ancora oggi resta tra i più forti della sua vita: «Piangevo io per lo strappo, ma anche lui. Di quel giorno farei a meno, fu un’emozione troppo forte».









