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Bologna, Mihajlovic: “I miei giocatori sono figli o fratelli minori. Sono grato a questa società”

Sinisa Mihajlovic, Bologna - Foto Antonio Fraioli

Intervenuto nell’ambito del progetto BFC Academy Webinar, il tecnico del Bologna Sinisa Mihajlovic è stato intervistato dai ragazzi delle giovanili rossoblu. L’allenatore ha raccontato l’emozione della salvezza raggiunta sulla panchina dei felsinei: “Aver salvato il Bologna è la soddisfazione più grande, nessuno ci credeva in quella situazione e invece abbiamo finito la stagione alla grande. Sono grato a questa società perchè è stata la mia prima panchina in Serie A, dieci anni fa non era comune che si potesse dare fiducia ad un ragazzo che aveva smesso di giocare da poco.

Sono tornato per la gente e perchè mi sentivo in debito – prosegue Mihajlovic – Non c’ho pensato un attimo quando mi hanno chiamato, mi ricordo quando tutto lo stadio si alzò in piedi quando tornai da allenatore del Catania.” Sul rapporto con i propri giocatori: “Sono tutti bravi ragazzi, devono vivere il rapporto con la loro età. Io a 22 anni facevo anche di peggio, l’importante è imparare dagli sbagli e ascoltare quelli più grandi di te. Il modo migliore per essere rispettati dai giocatori è essere veri e sinceri, con loro ho un rapporto da padre e figlio o da fratello maggiore.”

Sull’importanza dei consigli, Mihajlovic si raccomanda ai giovani intervistatori: Ascoltate quelli dei vostri genitori, vogliono sempre il tuo bene e non guardateli come se fossero dei vecchi che non capiscono nulla. Nel calcio dovete ascoltare il vostro allenatore: quando avevo 17 anni mi cercavano diverse squadre della Serie A della Yugoslavia, chiesi un consiglio a mio padre ma lui mi disse che dovevo scegliere io perchè se fosse andata male altrimenti avrei incolpato lui. Scelsi la squadra più piccola, il Vojvodina, per giocare di più. Il senso è che mio padre aveva scelto di responsabilizzarmi.”

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