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Rio 2016: l’Italia è in crescita, lo dicono Gini e la statistica

Pallanuoto - Italia - Rio 2016 - Foto Mezzelani/Gmt

Non sono passati nemmeno due giorni dalla fine dell’Olimpiade di Rio de Janeiro ed è già cominciato il tempo dei bilanci, delle valutazioni, dei punti di vista del pubblico più o meno informato dei fatti, di un occhio più o meno positivo lanciato nel futuro.

Pur partendo da un fatto innegabile, cioè che l’Italia ha vinto 28 medaglie, pareggiando i buoni risultati di Londra 2012 sia in termini di numero di medaglie che di numero di ori e dimostrando di essere ancora una potenza mondiale dello sport nonostante l’ambiente calciofilo con cui deve fare a botte (buttare un occhio alle prime pagine dei principali quotidiani sportivi del passato lunedì), le dure critiche al movimento italiano non si sono fatte attendere.

L’Italia è nona nel medagliere solo grazie a scherma e tiro a volo o a segno” è la critica che più volte (troppe) si è già sentita sui social network. Non è difficile capire che l’Italia dello sport vince tanto in discipline sportive come il tiro a volo, il tiro a segno o la scherma, ma è ‘vizio’ solo italiano, o dopotutto anche le altre nazioni rimpinguano il loro medagliere, assicurandosi alte posizioni, grazie ad alcune specifiche discipline?

Per risolvere questo amletico ed annoso dubbio, chiamiamo in causa la statistica, questa scienza oscura ma che è tanto apprezzabile quando se ne conoscono alcuni strumenti, che seppur di base permettono di entrare nella struttura dei dati e fornirci indicazioni più chiare di quanto i dati stessi riescano a comunicare a primo acchito.

Ed in questo caso, la statistica ci viene in aiuto con gli indici di mutabilità: ce ne sono letteralmente a decine, ma tutti accumunati da una base teorica; ci forniscono una idea di quanto, in questo specifico caso, le medaglie vinte da ogni singola nazione siano concentrate all’interno di singole discipline o equidistribuite, e lo fanno tramite una semplicissima percentuale. Senza entrare nel teorico ma partendo dall’esempio del medagliere, l’indice varia tra lo 0%, che dice che le medaglie sono concentrate tutte in un unica disciplina, ed il 100%, che dice che le medaglie sono perfettamente distribuite tra tutte le discipline.

Partendo quindi da questa tabella, dove sono indicate le medaglie vinte dalle prime 20 nazioni del medagliere in ogni disciplina…

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…ci scegliamo uno degli indici di mutabilità e procediamo con i calcoli. Tra tutti scegliamo probabilmente il più famoso, l’indice di Gini (dal nome del suo ‘creatore’ Corrado Gini, statistico ed economista), di cui ovviamente non vi diamo le specifiche di calcolo e costruzione, evitandovi complicati scervellamenti. Dell’indice ‘originario’ di Gini, ne costruiamo uno modificato, che possa quindi tenere conto ed epurare i dati dal disequilibrio fornito dalla quantità di medaglie a disposizione per ogni singola disciplina: ad esempio, le medaglie messe in palio dall’atletica sono 141, mentre quelle messe in palio dal ciclismo solo 54, ed è quindi naturale immaginare come la colonna per l’atletica contenga numeri più alti di quelle contenute nella colonna del ciclismo. Il ‘nostro’ indice di Gini tiene conto di ciò ed epura i dati da questa distorsione.

E quindi ecco i risultati.

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L’Italia di Rio de Janeiro ha ottenuto un indice di Gini pari al 84.7% del massimo teorico, dimostrando come la teoria secondo la quale l’Italia vinca medaglie solo in un paio di discipline sia molto lontana dalla situazione reale. Vero è che non siamo certamente in testa alla classifica: stracciano tutti le prime tre potenze mondiali che si trovano in testa anche al medagliere, Stati Uniti, Gran Bretagna e Cina, che dimostrano la loro potenza in praticamente tutte le discipline del panorama olimpico; sorprendono invece Spagna ed Australia, che rispetto alle iniziali idee si assestano oltre al 90%, nonostante queste nazioni tendano ad essere ricordate solo in specifici sport. Come loro molto bene Francia, ma anche Russia e Canada.

Appena poco dietro c’è l’Italia, che addirittura ha un ‘punteggio’ pari a quello della Germania, che da abitanti oltralpe guardiamo con invidia quando si tratta di sport (e non solo, probabilmente). Anche una strapotenza come la Germania si assesta attorno all’85%, dando valore all’84.7% italiano. Un valore non estremamente alto come il nostro prende ancora più valore se lo si confronta con il risultato dell’Italia ottenuto quattro anni fa ai Giochi Olimpici di Londra. 4 anni fa l’Italia, sempre con 28 medaglie e sempre con 8 ori, fece ben peggio a livello di equidistribuzione delle medaglie all’interno delle discipline olimpiche, ottenendo un discreto 77.1%, migliorato in 4 anni di ben 7.3 punti percentuali.

Fanno sorridere i valori delle quattro nazioni in coda alla classifica delle prime 20 del medagliere. Sport acquatici (vogliamo direttamente dire ‘Kathinka Hosszu’?) e scherma hanno salvato l’Ungheria, la boxe è stata la fucina quasi unica delle medaglie di Cuba, e Kenya e Jamaica sono addirittura clamorosi: 100% delle medaglie arrivate dall’atletica (dove ahinoi l’Italia sta per ora a zero).

La soluzione per passare dall’84.7% al 94.7%? Cominciare fin d’oggi a non considerare il calcio l’unico sport esistente e, da parte delle testate e delle tv, a dare spazio a tutte le bellissime discipline che durante l’Olimpiade ci hanno appassionato con medaglie, sudore e passione. Non disperiamo per l’Italia, ce lo dice Corrado Gini.

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