Editoriali

Formula 1, GP di Cina: Sebastian Vettel non va trattato come un bambino

Sebastian Vettel e Kimi Raikkonen - Foto Bruno Silverii

Si dice che la pista di Melbourne non sia probante, non emetta verdetti validi in merito alla bontà delle monoposto di F1. Sbagliato. In Australia si era visto che la Ferrari era ‘friccicarella’, ma debole di costituzione e soprattutto si era visto che la Mercedes ha una mescola di vantaggio.

L’ultimo gran premio, quello di Cina, ha confermato tutto ciò. La SF16-H non ha il passo delle Frecce d’argento in qualifica e d’ora in poi dovrà guardarsi anche dalla Red Bull in gara. Ricciardo in tre gp è arrivato tre volte 4°. Con una Power Unit Tag Heuer cioè Renault cioè senza infamia e senza lode. Senza contare Daniil Kvyat: il 3° posto era meritatissimo. E infatti ha vinto il premio ‘Driver of the day’ assegnato dal pubblico.

E poi c’è questo Rosberg che sembra aver fatto indigestione di quadrifogli: ai rivali va tutto storto, dalla ruota bucata all’alettone che si infila sotto il fondo. A lui niente, nemmeno un capello biondo fuori posto. “Non sono più il figlio di papà” ha detto Nico. Beh, era ora che dimostrassi di non essere un valletto. Lewis Hamilton è e resta diverso, speciale: infiamma nel bene e nel male. Quando vince è simpatico, quando perde non vedi l’ora che arrivi il prossimo gran premio per scoprire se è in vena di stupidaggini o meraviglie. Piace perché è un lottatore come pochi. A me viene voglia di dirgli: “levati quegli orpelli da circo, smettila di fare il giullare e torna a schiaffeggiare tutti con il tuo talento”. Ovviamente brucerei con il napalm tutti i suoi cellulari! Anche se dopo il gp non ha postato nessuna cavolata su Instagram (solo un video dei fan): vuoi vedere che ha capito?

Tornando alla Ferrari, dopo tre gran premi e con sviluppi attesi per il GP di Spagna non è il caso di metterla in croce. Era impossibile pensare che la scuderia di Maranello riuscisse a recuperare il gap di 1” dalla Mercedes in 6 mesi (siamo generosi, non consideriamo solo lo stop invernale). Ha fatto passi in avanti enormi, ma lascia sempre la sgradevole sensazione di essere sempre sul punto di… Sul punto di vincere, a un passo dalla pole position, vicina alla prima fila, in procinto di divorare il buffet. Come disse Maradona a proposito del Napoli: “Le manca un centesimo per fare un euro”. Semplicemente la Ferrari non è pronta per il Mondiale. Lo sarà forse nel 2017 quando le regole cambieranno e la Mercedes potrebbe perdere certe sicurezze.  Ora non è il momento di disunirsi e i primi a non farlo devono essere Vettel e Raikkonen che hanno iniziato maluccio la stagione. Non tanto per i risultati,  con Rosberg e Hamilton o uno dei due, il gradino più alto del podio è off limits salvo cataclismi, quanto per l’atteggiamento. Il quattro volte campione del mondo in Cina si è letteralmente spaventato per l’arrivo di Kvyat. La sua sterzata è stata una manovra istintiva, la mossa di uno che non si aspettava un attacco. Vettel ha preso una cantonata grande come la villona di Ecclestone a Londra, quando lo ha redarguito. Lui ha commesso una distrazione imperdonabile:  te, pilota, come puoi pensare che chi è dietro di te vedendo strada libera  non ci provi? Io lo dico: W Kvyat. Questa volta gli è andata bene, la prossima forse no.. Ma non fanno i tassisti, vero Montezemolo?  E a proposito dell’ex presidente del Cavallino, c’è da dire che qualcuno deve averlo sottovalutato. Vincere in F1 non è facile, anche se hai una bacheca stracolma di trofei. Le esternazioni di Marchionne dopo il contatto Vettel-Raikkonen hanno gettato benzina sul fuoco, hanno innervosito l’ambiente. Il numero uno del Cavallino sembra mettere pressione negativa sulla squadra, al di là dei sorrisi. Vuole risultati, vuole vincere subito, ma nemmeno lui ha risanato la Fiat in sei mesi. Dire che Vettel è “ingenuo, è stato imbarazzante, i piloti erano più imbarazzati di tutti” significa trattarli da bambini scemi. Era un banalissimo incidente di gara. Meglio a questo proposito le dichiarazioni del team principal Arrivabene, uomo di sostanza. “Un incidente come tanti, ognuno faceva la sua gara, può capitare”. Stop. Senza bimbi da punire. Anche perché i fanciulli in questione non hanno detto ciò che pensano veramente della macchina che ancora fa fatica a mandare in temperature le gomme (Vettel ci riesce meglio di Raikkonen). Hanno usato l’arma della diplomazia, farebbe bene a usarla anche Marchionne, al quale consigliamo di leggere la classifica Costruttori: Mercedes 114, Ferrari 61, Red Bull 57, Williams 29, e quella piloti: Rosberg 75, Hamilton 39, Ricciardo 36, Vettel 33, Raikkonen 28, Massa 22, Kvyat 21.

We win and lose all together, dear Marchionne.

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