Martine Michieletto tra Kickboxing, Muay Thai e l’idolo Katie Taylor: “Pronta per il 9 luglio”

Martine Michieletto - Ufficio stampa Fight1

Tra una settimana difenderà la cintura ISKA di kickboxing, ma nasce come atleta di Muay Thai, ammette di aver valutato in passato le MMA e confessa di avere tra i suoi punti di riferimento la campionessa indiscussa dei pesi leggeri di boxe, Katie Taylor. Insomma, a Martine Michieletto, classe 1992, imbattuta dal 2017 e con una striscia di 16 vittorie consecutive, gli sport da combattimento piacciono proprio tutti. Ad Edolo (BS) il prossimo 9 luglio da detentrice del titolo nella categoria di peso -57 kg affronterà la campionessa d’Europa ISKA, l’olandese Ella Maria Grapperhaus, che ha all’attivo un record di 35 vittorie e appena 3 sconfitte. Martine Michieletto, vincitrice della prima medaglia d’oro italiana ai Mondiali IFMA di Muay Thai, è una delle atlete di punta della promotion ONE Championship, alla quale è legato un sogno nel cassetto, dopo anni di traguardi raggiunti ma anche di momenti difficili.

Martine, il 9 luglio si avvicina. Come procede la preparazione?

Quest’anno mi sono allenata veramente bene, un anno e mezzo fa abbiamo cambiato palestra e mi sono avvicinata di più a casa. Questa è stata la prima preparazione nella nostra nuova palestra e mi sono allenata meglio rispetto agli avanti-indietro che facevo in passato.

Parlaci di Ella Grapperhaus, la tua prossima avversaria.

Sono consapevole di dover affrontare una fighter tosta, intanto perché è campionessa del mondo di una promotion che si chiama Enfusion e che coinvolge tanti grandi campioni. È più bassa di me, come succede nel 99% dei casi perché sono un’atleta longilinea. Tatticamente proverà ad accorciare la distanza, è molto aggressiva in pieno stile olandese. Molta boxe, molti low kicks.

Qual è il colpo forte che deve temere?

Il mio è saper variare in base all’atleta che ho davanti. Non facciamo mai un match uguale all’altro, creiamo appositamente una tattica per ogni avversario.

Ti aspetti un trash talking?

Non da lei. Mi è capitato di subire in passato qualche uscita infelice di una mia avversaria, ma non mi interessa. Lo fanno per una questione di hype, io rimango indifferente.

Come ti sei avvicinata agli sport da combattimento?

È stato casuale. Dopo 9 anni di atletica, tra i 17-18 anni, cercavo un’attività per tenermi in forma. Non sapevo nulla di questo ambiente, anni fa in Italia gli sport da combattimento non erano popolari come adesso. Ho conosciuto il mio insegnante che poi è diventato il mio compagno, Manuel Bethaz e ho iniziato ad allenarmi con quella che è tutt’ora la mia società, la Fighting Club Valle d’Aosta. Manuel mi ha chiesto di iniziare a fare qualche match, ho provato, è andata bene e sono andata avanti.

L’atletica leggera ti ha lasciato un bagaglio prezioso?

Facevo 100, 200 m e salto in lungo. Gli allenamenti sono due mondi a parte, ma posso dire che mi è rimasta l’esplosività dei 100, tutt’oggi sono conosciuta per essere un’atleta molto esplosiva. Ho abituato il mio cervello a dare impulsi a movimenti rapidi sui blocchi di partenza. Questo può avermi aiutato.

Porti avanti due carriere, Kickboxing e Muay Thai. Quale ti dà più adrenalina sul ring?

Sinceramente Muay Thai. Mi piacciono entrambi i regolamenti, ma mi piace anche molto molto usare i gomiti che nella kickboxing sono proibiti.

Imbattuta dal 2017, con 16 incontri vinti consecutivi. Subentra un po’ di pressione?

Chiedo sempre tanto alla mia preparazione ma ad un certo punto bisogna fare pace con se stessi e prendere le cose come vengono. Bisogna dare il 100% ma il ring è un posto particolare, può bastare un colpo per far finire velocemente il match, sia da una parte che dall’altra. Se uno fa la pace con gli eventi, si vive tutto molto meglio.

Anche perchè sei abituata a sfide più dure.

Nel 2018 ho vissuto un periodo molto difficile con l’inizio di una malattia autoimmune, il morbo di Basedow-Graves, un ipertiroidismo abbastanza grave. All’inizio mi spaventai tantissimo perché persi 8 kg in due settimane. Poi facendo analisi hanno scoperto cosa avevo. Con l’aiuto del miglior endocrinologo d’Italia, Roberto Angelini mi sono rimessa in sesto e ho potuto continuare la mia attività d’atleta. Ci convivo tutt’ora, con molta attenzione e analisi del sangue tutti i mesi.

E ora qual è il sogno nel cassetto?

Ho un contratto con One Championship, voglio vincere la cintura.

Hai mai pensato ad una carriera nelle arti marziali miste? Imparare a difendere i takedown, avere basi nella lotta a terra può essere uno stimolo in futuro?

Mi è stato proposto in passato un ingresso nelle MMA, non ho mai approfondito perché in Italia è problematico affrontare una preparazione di lotta a terra ed è difficile trovare sparring partners mentre per lo striking non c’è problema. Da sempre faccio sparring con uomini perché sono l’unica donna, ma nella lotta può diventare un problema, anche in termini di infortuni. È un settore in crescita in Italia ma per un’atleta donna è ancora un percorso difficile. Per il futuro mai dire mai.

A proposito di sviluppo dello sport femminile, due mesi fa Amanda Serrano e Katie Taylor sono state le prime donne a dare vita ad un main event tutto al femminile al Madison Square Garden.

Katie Taylor è un idolo, è fortissima. Ha fatto i match con le più forti e le ha battute tutte. Anche Serrano è fortissima, hanno fatto una guerra. Grande rispetto per tutte e due.

È un’utopia pensare di assistere ad un evento di queste dimensioni in Italia?

Non è utopico e non mi stupirebbe perché ci sono sempre più donne, il livello femminile si è alzato tantissimo negli anni. Ma una cosa del genere può accadere se si propongono match di livello.

Il promoter di Amanda Serrano è Jake Paul, un uomo dello spettacolo prestato alla boxe. Qualche giorno fa Elisabetta Canalis ha fatto il suo debutto nella kickboxing. Che ne pensi?

Bisogna sempre contestualizzare in base al livello ma per quanto mi riguarda, ben venga che a 42 anni si sia messa in gioco con un match alla sua portata come esordiente e che abbia deciso di praticare una nuova disciplina per una sua motivazione personale. L’attenzione mediatica non mi stupisce, anche in passato alcuni miei match veramente importanti sono stati messi un po’ in secondo piano per favorire persone più mediatiche rispetto a me. Non è una novità, il mondo va così. Ma gli sport da combattimento sono in crescita.

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Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio