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L’Argentina in semifinale nel segno di Martinez e Messi. Van Gaal sfiora la rimonta della leggenda

Lionel Messi Argentina
Lionel Messi - Foto LiveMedia/Nigel Keene/DPPI

Sulla distanza degli undici metri si decideva la fine in nazionale di uno tra Leo Messi e Louis Van Gaal. E alla fine il protagonista che mette l’inchiostro per scrivere altre pagine di storia della Pulce è il Dibu Martinez, uno che fino a quattro anni fa era il terzo portiere all’Arsenal e che in due anni ha deciso una Copa America e un quarto di finale Mondiale. L’Argentina vince ai rigori e raggiunge la Croazia in semifinale. L’Olanda rimonta sul 2-2 col tocco di Van Gaal: i cambi e uno schema. Ma non basta. Messi firma un gol e un assist, apre la lotteria dei rigori col penalty più dolce del Mondiale, alla fine lascia il palcoscenico a Lautaro Martinez, che regala la semifinale all’Albiceleste. La Scaloneta controlla, segna, poi sembra sgretolarsi. Ma ai rigori è quella più lucida.

Come nel 2006 e come nel 2014, l’Olanda prepara la gabbia per Messi. Stavolta però c’è l’intuizione geniale, un po’ come quella di Bergkamp nel 1998 che prima di stasera rappresentava anche l’ultimo gol in una gara ufficiale della storia di questa contesa. E nella ripresa c’è spazio anche per il rigore del 2-0. La firma è di Leo Messi che avverte tutti: la Croazia in primis, ma anche Cristiano Ronaldo, chiamato a replicare nel momento più difficile della sua carriera. La Pulce aggancia Batistuta per gol (10) al Mondiale con l’Albiceleste. Sono quattro i gol in questo Mondiale, uno in meno di Mbappè, un’altra delle stelle chiamate a rispondere per evitare brutte sorprese come Croazia e Spagna.

Di brutte sorprese l’Olanda non ne regala nel primo tempo. Per Van Gaal questa nazionale ha più qualità di quella del 2014, ma Van Persie e Robben sono ricordi lontani. Depay non entra mai in partita ed è un fantasma. La gabbia dell’Olanda si sgretola inevitabilmente al 35′ quando un no look di Messi premia l’inserimento di Molina ma anche la scelta di Scaloni di schierare un 3-5-2 con due quinti naturali come Acuna e l’ex Udinese. L’Argentina è solida, controlla il gioco e al 72′ raddoppia. Merito dell’altro esterno: Acuna semina il panico sulla sinistra e viene steso da Dumfries. Dagli undici metri va Messi che spiazza Noppert. Scaloni cambia: fuori un acciaccato De Paul, dentro Paredes. L’Argentina inizia ad adagiarsi sugli allori. E l’Olanda ne approfitta. Merito dei nuovi entrati. Berghuis crossa, Weghorst anticipa tutti e di testa batte Martinez. Nel finale Berghuis dà l’illusione del gol a tre quarti dello stadio con un tiro sull’esterno della rete. Sembra solo un’illusione nella trama dell’illusionista. Leo Messi insegue il gradino più alto dell’Olimpo del calcio. Ma il fantasma del Qatar si impadronisce della sfida e spaventa la Pulce. L’Olanda ha una punizione allo scadere, ma non calcia. Lo schema di Van Gaal e Koopmeiners premia Weghorst che in spaccata beffa Martinez e Pezzella. Il supplementare è terreno fertile per un’Olanda che non ha niente da perdere, con i nervi più saldi di un’Albiceleste che vede la beffa. Van Gaal prova a giocarsela in ripartenza con Lang. Scaloni sceglie Di Maria e non Dybala. Si va ai rigori e Martinez para anche i sogni di un Olanda che chiude l’era Van Gaal nel modo più doloroso. Messi non sbaglia, Fernandez sì, ma alla fine Lautaro realizza il rigore che può valere la storia. Modric il primo ostacolo.

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