Ciclismo su pista

Ciclismo su pista, niente Rio 2016 per Francesco Ceci?

Francesco Ceci - Foto Profilo Facebook

C’è un mistero sulla spedizione azzurra del ciclismo su pista all’Olimpiade di Rio de Janeiro e Francesco Ceci ne è, suo malgrado, il protagonista. Il 27enne marchigiano dovrebbe essere il nostro portacolori nella gara maschile del keirin, ma se la Federciclismo ne aveva annunciato la qualificazione subito dopo il Mondiale di Londra di inizio marzo, per l’Unione Ciclistica Internazionale (Uci) Francesco Ceci è soltanto la prima riserva. Un vero pasticcio, che il Coni crede di poter risolvere presentando un ricorso più che legittimo. Proviamo a capire dove sta l’equivoco all’interno del tutt’altro che semplice meccanismo di assegnazione dei pass per il Brasile, un misunderstanding che da qualche giorno a questa parte ha tolto il sonno al nostro atleta e ai membri della Federazione.

La qualificazione nella specialità del keirin (così come quella della velocità individuale) è legata a un doppio filo a quella nella velocità a squadre, dove a qualificarsi sono in tutto nove squadre da 3 atleti ciascuno. Il criterio di base nella selezione fa riferimento al ranking olimpico della pista stilato dall’Uci nel biennio 2014-2016, in cui si sommano i punteggi ottenuti nella Coppa del Mondo 2014-2015 e 2015-2016, nelle ultime due edizioni dei campionati continentali e nel Mondiale 2015 e 2016 (l’evento più recente, disputatosi a Londra dal 2 al 6 marzo). Tuttavia, per ognuna delle specialità olimpiche bisogna tener conto anche delle cosiddette quote continentali: i vari continenti hanno cioè a disposizione un numero massimo di posti, che non può ovviamente essere superato (nella velocità a squadre l’Europa ha 5 posti, l’America 2, l’Oceania 2, l’Asia 2 e l’Africa 1). Ecco che a contendersi le medaglie olimpiche nella velocità a squadre saranno per l’Europa Germania, Olanda, Francia, Gran Bretagna e Polonia, per l’America il Venezuela, per l’Oceania la Nuova Zelanda e l’Australia e per l’Asia la Corea.

Veniamo ora alla patata bollente del keirin, che, come si diceva, ha un legame con la velocità a squadre. In questa specialità, al pari della velocità individuale, c’è un limite massimo di 2 atleti per nazione. I nove paesi qualificati nella velocità a squadre hanno la possibilità di schierare, sia nella gara del keirin che in quella della velocità individuale, due componenti ciascuno. Poi si procede con il ripescaggio (in tutto altri nove posti a disposizione) ed è qui che entra in gioco il nostro Francesco Ceci. Ranking olimpico del keirin alla mano, vengono ripescati i nove migliori atleti che non fanno parte delle magnifiche 9 nazioni in gara nella velocità a squadre, ovviamente facendo sempre riferimento al numero massimo di atleti per ogni paese (2) e alle quote per ciascun continente (nel keirin l’Europa ne ha un massimo di 5, l’America 3, l’Asia 2, l’Oceania e l’Africa 1 a testa). Secondo questi criteri i nove ripescati in graduatoria dovrebbero essere il colombiano Fabian Puerta Zapata, il malese Azizulhasni Awang, il russo Nikita Shurshin, il giapponese Yuta Wakimoto, lo statunitense Matthew Baranoski, il canadese Hugo Barrette, il greco Christos Volikakis, il ceco Pavel Kelemen e, nono e ultimo, il nostro Francesco Ceci per l’Italia.

Questo almeno secondo la logica, ma in realtà l’Uci sembra pensarla diversamente. Nella lista diffusa dall’organo presieduto da Brian Cookson in cui vengono annunciate le carte ufficiali per le gare olimpiche di ciclismo su pista, per l’Italia, sotto la voce keirin maschile, compare una “R” che, crediamo, stia facendo sudare freddo Francesco Ceci. Essa sta per riserva, significa che per l’Unione ciclistica internazionale l’azzurro è il primo dei non qualificati. Dunque, al massimo potrebbe subentrare nel caso la rinuncia di un altro atleta liberasse un posto. L’Uci assegna misteriosamente due carte nel keirin al Giappone: quella di Yuta Wakimoto, sesto nel ranking, non è in discussione, mentre ci sono forti dubbi sulla seconda, assegnata a Kazunari Watanabe. Vero, il 33enne nipponico precede Francesco Ceci in graduatoria, ma i ripescaggi a disposizione dell’Asia, almeno secondo regolamento, dovrebbero essere soltanto due (appunto il primo giapponese e Azizulhasni Awang, rappresentante della Malesia) e non tre, come, invece, risulta dalla lista ufficiale. Per questo dal Coni filtra un cauto ottimismo sull’eventuale rettifica. Ma è davvero possibile che l’Unione ciclistica Internazionale possa essere scivolata maldestramente su un regolamento che essa stessa ha formulato? Potrebbero emergere cavilli nascosti che negheranno a Francesco Ceci una qualificazione già annunciata? In attesa di un pronunciamento sul ricorso, l’azzurro è condannato a rimuginare su questi interrogativi, con Rio de Janeiro che da sogno potrebbe trasformarsi in incubo.

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