Serie A

Verona, Juric: “Mi sono sentito incompreso, volevo portare l’Hellas in Europa”

Ivan Juric, Foto Antonio Fraioli

Ivan Juric, tecnico dell’Hellas Verona, è intervenuto nella conferenza stampa della vigilia del match contro il Crotone, valido per la 36esima giornata della Serie A 2020/2021. L’allenatore ha iniziato parlando del presidente Setti e il suo futuro: “Le ultime volte ho sempre risposto ‘devo parlare col presidente’. È giusto trovarci per vedere cosa fare, se sarà un programma triennale, annuale: tutto quello che bisogna fare sul serio. Riguardo alle mie ultime dichiarazioni, sono rimasto così. Io, come l’anno scorso, voglio parlare con la società: in questo momento non l’abbiamo ancora fatto. È passato molto tempo, e il tempo per parlare di questi argomenti c’era. Quella sera eravamo a cena e abbiamo parlato di tutto, sicuramente non di pianificazione” .

“Il primo anno era ‘non abbiamo possibilità, non possiamo comprare nessuno a parte Rrahmani’: ci siamo messi a lavorare con grande chiarezza, l’importante è essere chiari. Io alleno, poi posso dare dei consigli, ma le idee non partono da me. Io poi mi sono creato il film: che con il lavoro, con i miglioramenti, potessimo raggiungere questo grande sogno, che è l’Europa. Oggi è l’anniversario dello Scudetto, il mio sogno era portare l’Hellas in Europa. Sono in grande difficoltà sulle domande sul futuro” ha continuato.

Su Pandur:“Spero continui così, abbiamo un grande allenatore dei portieri, che ha fatto un grande lavoro con Marco in questi due anni. Hanno giocato in tanti, l’unico mio rammarico è legato a Ruegg, che ha giocato meno, ma per merito di Faraoni. Gli altri hanno giocato, abbiamo visto più o meno tutti”.

Trentasei anni fa l’Hellas Verona vinse lo scudetto: “A Genova si parlava ancora degli Scudetti vinti prima della seconda guerra mondiale. Mi sembra che il Verona sia stata l’ultima piccola a vincere lo Scudetto, è una cosa bellissima. Uno si fa delle idee, dice ‘mi piacerebbe fare di nuovo una cosa strepitosa’. In questo periodo penso di aver dato tutto me stesso per migliorare l’Hellas. Tutto quello che ho fatto è sempre stato esclusivamente per l’Hellas, non per Juric. E ultimamente sembro uno che rompe i coglioni. Andiamo a migliorare, superiamo i limiti, proviamo a fare qualcosa di magnifico. Invece mi sembra di essere andato oltre con il mio entusiasmo, mi sembra forse meglio tornare nel mio benessere, perché io e la mia famiglia stiamo benissimo qua a Verona. Mi sono sentito un po’ incompreso in questo periodo: se qualcuno si è offeso sicuramente non era mia intenzione. Qui ho ricevuto tantissimo, l’ultima cosa che posso fare è rattristare qualcuno. Mi avete fatto tornare il sorriso, mi sono riscoperto. Questo è quello che sento in questo momento: ci sono tre partite, voglio restare nella parte sinistra della classifica, per prestigio e anche per una questione economica per la società. Fino alla fine farò così”.

Su Kalinic: “Quest’anno abbiamo avuto pochissimo certi giocatori: lui, Veloso, Benassi, Vieira, pezzi che potevano essere importanti. Kalinic ci fa giocare veramente bene, ha fatto un’ottima prestazione. Lui e Lasagna hanno fatto meglio rispetto a Udine”.

Su Dimarco: “Mi toglie il sonno lavorare per le altre società. Non aveva mai giocato, abbiamo lavorato tanto su di lui, perderlo per poco o niente com’è successo con Pessina a me dispiace. Non lo so, anche questi sono argomenti che volevo toccare, farmi delle idee. Queste cose non le so, né su lui, né su Ilic, né su Salcedo”.

Pandur è pronto per fare il titolare in Serie A? “Sui portieri ho sempre lasciato molte responsabilità al preparatore dei portieri. È straconvinto che possa diventare un ottimo portiere: la cosa importante nella costruzione dei giocatori è come si allenano, come si curano, come accettano gli errori. Lui arriva per primo e va via per ultimo, l’altro giorno ha dato una sensazione molto positiva. Vediamo in queste partite se darà continuità alle prestazioni. Silvestri ha dato tanto, gli auguro il meglio perché se lo merita. Dopo queste partite faranno valutazioni su Ivor: se sarà già pronto o se si dovrà avere più pazienza”.

Su Cetin, che non ha avuto la possibilità di giocare molto: “È una mia scelta tecnica. È un ragazzo fantastico, si allena bene, ma in quel ruolo ho tanti giocatori. È stato penalizzato da questa scelta tecnica”.

Sul Crotone: “Sono stato lì cinque anni da giocatore, più successi che insuccessi, da allenatore abbiamo vinto per la prima volta il campionato, senza fare grandi investimenti e con molti giovani. Ti rimangono tanti amici, tante emozioni, tanti abbracci. Poi il legame che ho con il direttore e la famiglia Vrenna è forte, abbiamo passato momenti magnifici. È una città dove ho vissuto per sei anni, significa tanto per me, come Genova o Verona”.

Dimarco, ruolo di terzo o come quinto? “Farlo giocare terzo è stata un po’ una pazzia, ha fatto anche i suoi errori all’inizio. Il raggio d’azione come terzo è ampio: da quinto sei lì sulla linea. L’azione del gol dell’altro giorno parte da lui. Come quinto ci arrivi di meno. Quando fa bene la fase difensiva come terzo ti porta tanta qualità, tanta superiorità numerica, tante scelte. Non può giocare quando trova attaccanti di stazza, che vanno dalla sua parte. A me è piaciuto tanto da terzo, anche se penso che sia un quarto. Fede ci ha salvato, ci ha dato tantissimo. Poi l’altro giorno mi ha insultato (ride, ndr), quando ha fatto gol ha tirato fuori il carattere. Quindi bene così”.

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