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Byron Moreno: “Trapattoni codardo”. Lui risponde: “La prigione non ti ha trasmesso umiltà”

Byron Moreno, ex arbitro internazionale, ha rilasciato una lunga intervista a “Futbol Sin Cassette”, in cui è tornato anche su Italia-Corea del Sud del 16 giugno 2002, quando si giocavano gli ottavi di finale del Mondiale e gli azzurri furono eliminati al termine di una partita di cui si continua tuttora a discutere. “Come voto per la partita mi darei un 8 – esordisce l’ex direttore di gara -. Sì, il fallo su Zambrotta era da rosso. Gli assistenti erano Ratallino e Ferenc, non mi hanno supportato. Il sangue di Coco? Il taglio avviene dopo il contatto con Gattuso, lontano dalla palla. Non per un contatto con un coreano. Guardate quanti giocatori davanti non l’avevo visto il calcio in testa a Maldini. Il coreano era disperato perché voleva colpire il pallone, io non l’ho visto dalla mia posizione. Totti? C’è un giocatore che vuole danneggiare l’azione ed è Totti. Il coreano tocca prima il pallone e poi Totti. Lui prende prima la palla, non Totti che va giù dopo. Abbiamo fatto un seminario a Seoul sui falli in area e c’era una giocata di Italia-Camerun: il camerunese va a cercare la palla, l’italiano cerca il contatto e il rigore. Poi, nell’occasione, alzo lo sguardo e non vedo il mio assistente, pensò anche lui alla simulazione”.

SU TRAPATTONI“Ho chiesto di parlare con Totti e Trapattoni dopo la partita, nessuno ha voluto. Se ho danneggiato l’Italia? No. Non l’ho fatto. Posso non aver visto dei rossi, ma non ho danneggiato l’Italia. Non c’era rigore su Totti, non c’è stato niente di strano, le decisioni sono state chiare. Trapattoni è stato un codardo: espulso Totti, ha messo Tommasi, l’unico capace di attaccare era Del Piero. È stato un codardo come sempre”.

Non è tardata ad arrivare la risposta del Trap, che su Twitter ha così commentato l’intervista a Moreno: “Essere chiamato codardo da Moreno mi mancava! Che dire? Io lo reputo invece molto coraggioso (o folle) per essere tornato a difendere quell’arbitraggio. Caro Byron, la prigione e gli anni non sembrano averti trasmesso un minimo di umiltà”.

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